Un nome, un’istituzione. Tutti i bolognesi la conoscono: alcuni si vantano per il prestigio, altri se ne lamentano per i disordini causati dai movimenti studenteschi, tuttavia pochi davvero sanno la sua storia.
Ma di fatto è il personaggio più internazionale della città emiliana.
Ecco allora riproposti alcuni dei passaggi e degli aneddoti più interessanti che la riguardano.

Come tutto ebbe inizio

L’Università di Bologna, nonostante il nome Alma Mater rimandi ad un concetto religioso sia per i romani che per il Cristiani Medioevali, sorge da un’organizzazione popolare che ha deciso di rendere indipendente l’insegnamento da qualsiasi altro potere.
Il 1088 è considerata la datazione ufficiale, momento in cui la Chiesa ha smesso di interferire nell’alta formazione ed Irnerio (che per alcuni rappresenta una delle figure cardine) porta alla fondazione della realtà attuale.
Alla base dell’organizzazione primordiale però non vi era un’istituzione comunale, ma “il modello corporativo” delle nationes: insiemi di studenti che pagavano attraverso donazioni in denaro (collectio) direttamente i docenti. E dietro al concetto di offerta risiedeva il fatto che la scienza veniva comunque ancora considerata un dono di Dio e non poteva pertanto essere venduta. Il Comune più volte è intervenuto per assicurante la continuità. Un’ ulteriore funzionalità delle naziones era l’aiuto reciproco fra compagni della stessa nazione. A testimonianza di ciò ancora adesso l’Archiginnasio mostra un complesso araldico con circa 600 stemmi studenteschi ed in pieno centro è ancora presente il Collegio di Spagna.
A sancirne la piena indipendenza fu però Federico I Barbarossa nel 1158 con la Constitutio Habita con la quale stabilisce che ogni Scuola dovesse essere formata con una societas (di siti allievi) presieduta da un maestro compensato da quote. L’Impero inoltre si impegna a proteggere dalle intrusioni di ogni autorità politica tutti gli scholares che viaggiano per ragioni di studio.

ALMA MATER culla di Enfant Prodige e all’avanguardia per l’integrazione

Tanti i nomi più illustri che notoriamente hanno calpestato i corridoio della grande università bolognese quali Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Guido Guinizelli, Ulisse Aldrovandi o lo stesso Erasmo da Rotterdam, studente all’età di quarant’anni per un anno. Da non dimenticare poi gli illustri ospiti internazionali come Thomas Becket, Paracelso, Raimundo de Pegñafort e Albrecht Dürer.
Ma oltre queste grandi menti di fa mondiale, l’università di Bologna è stata culla di alcuni dei primati più importanti d’Italia.
Un bambino si laureò in Medicina a soli 10 anni. Luigi Magni nacque il 22 giugno 1651 e ottenne la laurea il 26 settembre 1661 specificatamente in utraque facultate: cioè sia per filosofia che per medicina. A testimonianza di ciò un documento conservato all’Archivio di Stato.
Come se la spiccata precocità non bastasse, il 26 giugno 1666 tenne una pubblica disputa all’Archiginnasio su temi di logica e di medicina ed insegnò all’università a studenti molto più grandi di lui. Lettore di logica, di teoria e di pratica della medicina straordinaria, morì sfortunatamente a 37 anni.
Inoltre leggenda narra che l’Alma Mater ammise donne all’insegnamento sin dal XII e tra le più celebri insegnanti di sesso femminile non può che spiccare Laura Bassi, la quale nel 1732, a soli 22 anni, ebbe la cattedra di filosofia e nel 1776 quella di fisica sperimentale.

All’Università conservato il più antico rotolo del pentateuco ebraico

Oltre al glorioso passato fatto di strabilianti protagonisti, l’Università di Bologna ancora una volta fa parlare di se per un immenso patrimonio che le appartiene. Nel 2013 il professor Mauro Perani, ordinario di Ebraico presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna riconosce ufficialmente l’originalità del “Rotulo 2” presente nella Biblioteca Universitaria. Si tratta del più antico Pentateuco ebraico al mondo: fatto di morbida pelle di vitello, contiene, in un documento lungo 36 metri e alto 64 centimetri, il testo completo della Torah in ebraico. Le analisi con Carbonio 14 hanno permesso l’accurata datazione, mentre le indagini sulle fonti ne hanno costruito la storia.
Il Rotulo 2 è infatti lo stesso che per secoli è stato conservato dai Domenicani di Bologna come una fra le loro reliquie più preziose.
Ad ora il rotolo è consultabile in modalità touch screen in Biblioteca.
Come riporta lo stesso sito dell’Università, questa storia sembra proprio voler riconfermare il legame che unisce a doppio file Bologna e la Torah. Oltre all’autenticazione del Rotulo 2, nella città felsinea, il cui nome Bo-lan-yah in ebraico significa “In essa alloggia il Signore”, fu stampata anche nel 1482 la prima edizione del Pentateuco ebraico.
 

 

Giulia