Ad un giorno dalla festa dei lavoratori vorrei presentarvene uno che ha servito fedelmente Bologna per molti anni: il tram.

Ora come ora il suo segno, la sua traccia è rimasta in una timida rotaia che si affaccia dall’asfalto nell’attraversamento pedonale tra via Ugo Bassi e via Venezian proprio dietro il Comune di Bologna. Ma quale è stata la sua storia e come mai lo si è salutato per sempre?

I tram a cavalli

Nel 1880 Bologna decide di indire un concorso (vinto poi dalla società definita La Belga) per realizzare un servizio di trasporto cittadino fatto di tram trainati da cavalli. L’inaugurazione della prima linea fu alquanto buffa ed esilarante: le persone, infatti, alle 8.30 del 2 ottobre si accalcarono in maggioranza nei punti critici del percorso tra Piazza Nettuno e la ferrovia temendo il deragliamento del mezzo in alcune curve considerate più pericolose. Il tutto però si risolse nel modo migliore con il passaggio di carrozzoni stipati di gente in festa e un avvio del servizio definito “straordinario”.
Sei le linee originali e tutte con capolinea in piazza Vittorio Emanuele II (Piazza Maggiore).
L’originale struttura del tram era fatta senza alcun vetro nei finestrini e con una semplice tettoia impermeabile. No cani e altri animali, no cibi e vivande nè armi da fuoco, in più le persone repugnanti non erano le benvenute.

I tram elettrici

Con la scadenza della concessione della Belga si costituì a Bruxelles nel 1899 la società Les Tramways de Bologne che iniziò a gestire direttamente il servizio riproponendolo elettrificato.
Nel deposito principale, situato alla Zucca, venne fatta erigere una centrale a vapore e degli impianti di riparazione per i nuovi mezzi. Furono addestrati i conducenti ( a detta sottopagati per le 12 ore di lavoro che svolgevano) ed esattamente l’11 febbraio 1904 venne effettuata la prima corsa, con servizio a pagamento, sulla linea Indipendenza-Stazione-Zucca.
Il tram passava circa ogni 10/20 minuti e viaggiava anche di notte. La struttura della nuove carrozze permise ai conducenti di avere un riparo dalla pioggia e di un vetro frontale, ma solo al seguito di uno sciopero indetto dagli stessi e solo nel 1910.
I biglietti delle corse variavano dai 10 ai 15 centesimi ed il 29 marzo 1904 apparve sulle carrozze il famoso cartello di “ Divieto di parlare al manovratore”.

Il primo incidente e la municipalizzazione del servizio

Il 24 novembre 1904 avvenne il primo grave incidente: un passante fu investito e si ruppe una gamba, ma decise di sollevare il manovratore da ogni responsabilità e si assunse le colpe dell’accaduto.
Circa vent’anni dopo la società belga uscì di scena ed il comune si prese carico del servizio.
Molti i problemi legati alla congestione dei mezzi nel centro a cui si cercò di porre rimedio con diversi interventi. Uno fra questi fu l’introduzione dei primi filobus sul percorso San Michele in Bosco-Zamboni che funzionerà fino alla fine della guerra.

I danni subiti e l’ultima corsa

Foto di Breviglieri

La seconda guerra mondiale fece molti feriti e tra questi rimasero coinvolti anche gli impianti dell’Atm: tram, rotaie e lo stesso deposito della Zucca dovettero essere risistemati.
Vennero anche fatti investimenti per la realizzazione di mezzi snodati, ma nel 1954 si pensò che continuare a spendere su queste infrastrutture fosse troppo costoso e si pensò di utilizzare solo i trasporti su gomma.
L’ultima corsa fu fatta il 3 novembre 1963 quando i bolognesi salutarono la vettura n.210 della linea 13- San Ruffillo. Facendosi largo tra la folla, sotto gli occhi del sindaco Dozza, si diresse al deposito della Zucca, anch’esso poi adibito a deposito automobilistico, rimessa per cavalli e palazzina di uffici.

Da allora i bolognesi hanno perso il loro tram e hanno dato il benvenuto al caotico sistema di trasporti moderno fatto di centinaia di autobus che si accodano lungo le principali direttrici della città.
Guardando con aria sognante ad una delle quattro motrici bolognesi ancora esistenti che ha ripreso a funzionare a Torino pochi anni fa, molti credono nelle parole di Merola che ipotizza un investimento per ripristinare questa tipologia di trasporto.

Ma per ora ce lo ricordiamo come un grande personaggio storico di Bologna…

Giulia