A volte il silenzio deve essere ascoltato, vissuto e assaporato. Non è facile cogliere le sfumature di idee che viaggiano veloci, che rimbombando nella testa.

Non è facile abbandonarsi all’ascolto di se stessi, dei propri problemi, dei propri dubbi.E più semplice chiuderli nella testa con cuffie ad alto volume che li ubriacano di vibrazioni. Talvolta l’unico personaggio di Bologna con cui dovremmo stare siamo noi stessi: imparare ad ascoltare quei pensieri che gorgogliano nello stomaco.

È utile anche smettere di paragonarsi ad altri: non necessariamente la nostra vita deve riscontrare similitudini con quella di qualcuno vicino a noi, non sempre la nostra esistenza dovrà avere gli stessi obiettivi di quella di un altro.

Perché rincorrere tutti le stesse affannose chimere semplicemente sulla base di quello che la cultura definisce successo?

Alla fine dei conti siamo generazioni di caproni che sanno solo prendere guardare gli terzi, che si fanno riempire di contenuti pensando che imparando le idee di altri, la nostra testa acquisisca davvero un valore aggiunto. Siamo dannatamente ciclici: i 50enni di adesso sono figli della ricerca spasmodica dell’indipendenza e del lavoro dipendente, noi crediamo nella laurea di prestigio, nell’Erasmus, in quell’altalena tra l’assaporare il posto di prestigio e il timore della disoccupazione.

Tutto questo perché non facciamo altro che copiare i ‘personaggi’ intorno a noi; non prendiamo spunto per poi puntare ad innovare, noi fotocopiamo idee vincenti e tiriamo avanti.

Con questo non credo si debba smettere di raccontare le storie di chi fa o ha fatto la differenza, di chi nel suo piccolo da un contributo alla società o semplicemente alla sua vita. Dobbiamo però capire che al centro di tutto c’è il fatto di saper ascoltare la propria di narrazione, saperci porre quelle domande all’apparenza banali che nascondono risposte inaspettate.

 Cosa vorremmo di più nella vita? Questa è una domanda a cui credo di poter rispondere rimanendo nel cliché del 90% degli italiani, ma nella realtà profonda dei fatti nessuno di noi darà veramente la propria.