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“Ho avuto più successo ora che durante tutta la mia carriera lavorativa”

Ironizza così Giuseppe Tassi, attualmente direttore della testata del QS Quotidiano Sportivo quando ieri è venuto a parlarci in aula della sua storia da giornalista.
Storia iniziata non appena tredicenne da una passione nata improvvisamente per il mestiere che lo sprona ad entrare nel mondo delle redazioni a diciotto anni. Da semplici mansioni di scrivania, passato poco tempo, viene mandato in Spagna per seguire l’emozionante vittoria azzurra da inviato, poi le Olimpiadi e tante altre esperienze che lo hanno portato, dopo trent’anni, ad essere al vertice della testata sportiva del QN.

Ma poi arriva lo scandalo dell’8 Agosto 2016.
Giorno in alcune copie del giornale del gruppo Poligrafici Editoriale, riportano il titolo: “TIRO CON L’ARCO, il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico”.
Ed ecco che si grida allo scandalo!
Le pagine Facebook della testata, di alcuni giornalisti, redattori e dello stesso direttore vengono riempite di commenti polemici contro l’inappropriato epiteto legato alle atlete.
Il Web insorge e Giuseppe si vede attribuire il connotato di sessista, il cui atto di noncuranza per aver cambiato troppo tardi il titolo è stato definito paragonabile ad un femminicidio.
E poi la sospensione dall’incarico da parte dell’Editore.

“Ho sbagliato e mi sono scusato”, così continua il suo racconto, “le mie non volevano essere parole offensive, bensì affettuose”.

Il suo è stato un lungo intervento, incisivo, che ci ha dimostrato quanto possa essere utile anche capire i propri errori per rialzarsi più forti di prima.
Come nello sport, anche in un mestiere quale quello del giornalista, le vittorie possono vedersi nel modo in cui reagiamo alle sconfitte.

Perché in fin dei conti un piccolo gol Giuseppe lo ha preso: ha
peccato di ingenuità. Sottovalutando la portata di un aggettivo come quello, in un contesto di forti lotte femministe di uno Stato ben lontano dall’avere un’uguaglianza di genere.
Ma questa è l’unica vera critica da potergli muovere. Sicuramente non si dovrebbe dire che lui abbia sottolineato solo il fisico rispetto all’operato delle atlete, poiché altri articoli, presenti nella stessa pagina, mostravano il contrario.
Per non parlare poi del modo in cui hanno condotto i reportage delle olimpiadi differenti testate con titolazioni ben peggiori in cui nemmeno si accennava alla disciplina praticata dalle atlete, per preferire commenti sul lato B delle stesse.

Dopo il duro colpo, grande la solidarietà mostratagli dai suoi colleghi come il segretario dell’Ordine Nazionale dei giornalisti, Paolo Pirovano, che su Facebook lo difende: “Prendo atto che `cicciottelle´ è una gravissima offesa, costata il posto di lavoro al direttore di Qs. A coloro i quali chiedono la radiazione del collega, rivolgo un quesito: quali sanzioni applicare ai giornalisti che si rendono responsabili di gravi violazioni del codice deontologico? Tagliamo loro la mano destra? Ora dai sacerdoti della verità, dai censori dell’hashtag e dalle maestrine dal click facile (la penna rossa non è più politically correct) mi aspetto, per coerenza, una petizione alla Giochi Preziosi per cambiare nome al bambolotto `Cicciobello´ con cui dal 1962 hanno giocato, giocano, sono cresciute e crescono intere generazioni. È offensivo e anti educativo. Si accettano, come al solito, suggerimenti”.
Tanti altri si sono espressi in merito all’esagerata punizione, dallo stesso Feltri fino ad arrivare a Giuliano Ferrara, che ha fatto del suo essere extralarge un emblema della propria personalità.

Poi la bufera si calma.
Tassi fa pace con le atlete in diretta televisiva aggiungendo anche di aver enormemente apprezzato la loro pacatezza e la loro reazione molto più moderata all’accaduto rispetto alla Rete.
Per, infine, rappacificarsi anche con le alte sfere e riottenere la sua posizione.

“Se fosse successo ad uno con meno esperienza di me, probabilmente le conseguenze sarebbero state peggiori”. Per questo ieri, ad appena un mese dalla fine delle tempesta mediatica, Giuseppe ha deciso di riaprire una ferita appena chiusa in modo tale da poterci portare una testimonianza talmente tanto sentita da lasciare un monito importante:
Le parole nella vita sono estremamente potenti, sono un’arma leggera, ma che si insinua e rimane, può ferire ed uccidere. Pertanto bisogna saperle ponderare ed utilizzare.

Capire il delicato concetto per cui la nostra libertà termina inevitabilmente dove inizia quella degli altri

Giulia