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Idee tra i portici

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Al latte o fondente: la storia dolce di Bologna

Ciotole piene di cioccolato. Finita la pausa Pasquale quello che rimane nella casa della maggioranza degli italiani è proprio questo. 

Perché allora non soffermarsi su un personaggio che ha segnato la storia più dolce della nostra città? 

Teresa Majani, una donna che nel 1796 diede vita alla famosa fabbrica di cioccolato bolognese che da 222 anni è attiva sul territorio. 

La prima bottega

Inizialmente l’azienda nasce con il nome datole da Teresa “Il Laboratorio delle Cose Dolci” che aveva la sua prima sede in una piccola bottega di fianco a San Petronio. Era il periodo della Repubblica Cispadana e delle truppe napoleoniche che avevano invaso la città. Insieme però anche al marito Francesco Majani costruirono a piccoli passi la grande impresa.  Nel 1830 venne poi acquistato il grande immobile in via de’ Carbonesi. Il vero e proprio palazzo Majani conosciuto dai più.

I primati dell’azienda 

Famosissima per la Scorza di cioccolato solido, furono infatti i primi a proporla non solo da sorseggiare in tazza. Realizzarono poi anche i noti tortellini che ricordano il simbolo storico della città, ma soprattutto Giuseppe Majani fu tra i primi a proporre le bevande gazose come Selz e Sedliz. Nel 1876 lo stesso ottenne un passaporto per Torino per andare ad acquistare una macchina a vapore che riuscisse a produrre sia elettricità che cioccolato per questo l’azienda diventerà “Stabilimento a vapore di confetture e cioccolata”, simbolo della Belle Epoque.

L’apice

Dopo aver vinto innumerevoli premi in giro per l’Europa nelle diverse esposizioni universali che si sono susseguite tra Vienna, Parigi e Milano, in Italia la cioccolateria bolognese divenne fornitrice nel 1878 della casa reale dei Savoia potendo anche usare il simbolo della casata reale nello stemma del negozio ancora visibile. Da sottolineare poi il grande scalpore e l’immensa risonanza avuta a Bologna della decisione della famiglia che fece costruire una palazzina in stile Liberty al centro di Via Indipendenza dal famoso architetto Sezanne. Lì portarono il loro laboratorio, il negozio e la stessa casa. Il piano terra era illuminato da un bellissimo lampadario di Murano, ritrovo della società aristocratica del tempo che veniva a sorseggiare la cioccolata calda.  

Il prodotto che però ha ottenuto da sempre più successo a livello nazionale è il famoso cremino Fiat creato per vincere il concorso pubblicitario indetto dalla FIAT per il lancio della Tipo 4. Nel 1913 il cremino con 4 strati di cacao e mandorla ottenne il premio e la possibilità di dare al cioccolatino la denominazione della casa automobilistica. 

La guerra e le sue difficoltà

Purtroppo anche le realtà più crescenti italiane durante il susseguirsi delle due guerre ebbero delle difficoltà. Per questo la palazzina liberty in via indipendenza venne chiusa, sostituita da un circolo di ufficiali inglesi sino al famoso H&M. Venne deciso di ricominciare l’attività di produzione del cioccolato nel Palazzo Majani in via de’ Carbonesi, ancora di proprietà. Attualmente l’azienda svolge il proprio lavoro a Crespellano, a pochi chilometri da Bologna, in due stabilimenti di proprietà per un totale di 7.500 m².

Giulia

 

Santa Clause is coming to town

Che origini ha il vecchione? dove si sorseggiava una cioccolata calda nel 1930?

Il Natale è alle porte, le strade sono piene di persone in cerca dell’ultimo pacchetto e molti assaporano già la sontuosa cena della vigilia.
Ma cosa è davvero questa festa?
Bologna si è illuminata da ormai un mese, con tantissime luminarie che ornano le strade ed il grandissimo albero che anche quest’anno svetta in Piazza Maggiore; tuttavia pochi sanno come fossero i luoghi simbolo delle feste natalizie bolognesi nel passato e tanti ignorano i retaggi storici di alcune tradizioni sia culinarie che culturali.

In preparazione dei tanto attesi giorni di vacanza ecco alcune storie che faranno viaggiare la mente tra i portici della Bologna del passato.

La Fiera di Santa Lucia: la storia del Portico dei Servi

“Ricordi, fui con te a Santa Lucia, al Portico dei Servi, per Natale.
Credevo che Bologna fosse mia: ballammo insieme all’Anno o a Carnevale…”
Francesco Guccini, “Eskimo”, 1978

Una tradizione antica quella della Fiera di Santa Lucia le cui origini si fanno risalire alla fine del XVI secolo e che da generazioni accompagna le famiglie nella preparazione al Natale. 38 casette di legno anche quest’anno offrono oggetti di ogni tipo: sia natalizio che non e riscaldano il portico dei Servi di un’atmosfera dal dolce odore di croccante.
Ma il porticato adiacente la Chiesa dei Servi, in Strada Maggiore non è solo il simbolo del famoso mercatino di Natale: la sua è una una storia lunga e travagliata. Costruito alla fine del XIV secolo, la paternità dell’opera è incerta: alcuni la attribuiscono all’architetto Antonio di Vincenzo, altri al generale Andrea Manfredi. Voluto ardentemente dagli ingegneri Luigi Marchesini e Giuseppe Modonesi divenne un vero e proprio chiostro aperto alla cittadinanza. Costruita con blocchi di marmo provenienti da stele romane della via Emilia, il Portico dei Servi crollò diverse volte. Fino a quando nel 1927, durante dei lavori in zona, una campata del portico crollò uccidendo anche una persona.

Una tazza di cioccolata calda prima della guerra

Nel periodo di Natale non c’è niente di più dolce che sorseggiare una buona cioccolata calda seduti in un bar con gli amici per scambiarsi i regali di Natale e prendersi un attimo di pausa.
Nella Bologna della prima metà del Novecento a scaldare cuore e menti dei cittadini c’era un prestigioso bar pasticceria con una bellissima terrazza in stile liberty che affacciava sul passeggio di via Indipendenza.
Si trattava del palazzo all’imbocco di via Altabella in cui oggigiorno sorge H&M e che è stato costruito appositamente da un esponente della nota famiglia di cioccolatieri Majani. Nata come attività a conduzione famigliare in via d’Azeglio nelle mani di Teresa Menarini, ben presto l’azienda Majani iniziò la scalata verso il successo. Il palazzo in stile liberty in via Indipendenza è sempre stato un esempio di sontuosa eleganza: al piano terra uno splendido lampadario di Murano illuminava l’ambiente sempre più grande e all’avanguardia.
La guerra purtroppo ha spezzato l’incantesimo e ad oggi Majani rimane nell’aria cittadina esclusivamente per la sua famosa cioccolata solida: la scorza.

Il rogo del vecchione a Capodanno è di origine fascista

3, 2, 1, Buon anno!
I fuochi d’artificio illuminano il cielo di Bologna e davanti al palazzo comunale come oggi anno si accende la grande costruzione di cartapesta, petardi e stracci che arderà per liberarsi dal fardello delle cose vecchie.
Il Vecchione tuttavia, è così che si chiama il fantoccio, non è sempre esistito e le sue origini risalgono al 1923 quando divenne primo cittadino il fascista Puppini.
La società “I Fiù dal Dutor Balanzòn” fu la promotrice dell’evento che per la prima volta fece del festeggiamento del nuovo anno un rito pubblico e non più strettamente famigliare.

Giulia

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