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4 donne bolognesi che hanno fatto la storia (capitolo 2)

Essere donna è un compito terribilmente difficile, visto che consiste principalmente nell’avere a che fare con uomini.
(Joseph Conrad)

 

Vivono in periodi diversi, lavorano in ambiti differenti e hanno personalità davvero lontane le une dalle altre, ma tre cose le accomunano: sono 4 donne, di Bologna, che hanno lasciato un segno indelebile nella storia italiana.

EPISODIO 2

Laura Bassi : la prima donna in cattedra all’Unibo 

Ad un mese dalla visita di Papa Bergoglio bisogna riconoscere un grande merito ad un suo predecessore.
Prospero Lambertini, meglio conosciuto come Papa Benedetto XIV, fu la vera chiave per il successo di questa giovane ragazza dall’indubbio talento nello studio, ma con un unico neo: essere donna.
Nata nel 1711 a Bologna, Laura Bassi si laurea in Filosofia grazie all’appoggio del padre ed inizia ad insegnare pubblicamente all’Archiginnasio. La sua presenza creava scalpore: una donna in mezzo a moltissimi uomini, ma questo non la fermò.
Sposò Veratti ed ebbe un figlio: questo la portò ad assumere lo status di madre e moglie per cui smise di insegnare, ma la vita da casalinga le andava stretta e decise di dedicarsi ad intensi studi di matematica e fisica.
La sua corporatura era minuta, aveva un problema alla spalla e l’erre moscia, ma questo per i dotti dell’epoca non era un problema. Il suo difetto era l’essere nata donna e mai nessuna aveva ottenuto un posto come professoressa all’Università di Bologna.
Laura infatti non poté accedere alla cattedra universitaria prima che Prospero Lambertini le fece ottenere questo posto, ma aveva già 65.
I veri successi che lei ottenne nei suoi studi, la fama internazionale all’interno dell’ambiente della fisica moderna avvennero ben lontani dall’università, nella scuola di fisica sperimentale che fondò lei stessa nel 1749 con l’aiuto del marito. Un luogo dove esperimenti e teorie si susseguivano a velocità pazzesche e dove lei coltivava la sua vera natura.  Il laboratorio che lei conduceva era di fatto talmente unico nel suo genere che per questo moltissimi studenti dell’Università frequentavano assiduamente le sue  lezioni. Di conseguenze il Senato Accademico, visto l’importante servizio pubblico che lei svolgeva le assegnò uno stipendio di 1000 lire, tra i più alti dell’epoca.

L’ amicizia e la collaborazione con grandi studiosi del calibro di Andrea Volta e Beccaria non la hanno tuttavia mai allontanata dalla sua famiglia: madre di dodici figli il perfetto esempio di come le giovani ragazze possano conciliare i due aspetti della vita.
Un altro primato? aver ceduto la sua cattedra di fisica all’università al marito e non viceversa.

Recentemente le è stato anche dedicato un cratere lunare a cui è stato dato il suo nome.

Mille voci dietro il nome di Mariele Ventre

Fu il pilastro fondante dello Zecchino D’oro, colei grazie al quale ancora oggi cantiamo il Valzer del Moscerino, colei che ha dato vita ad una realtà televisiva ancora forte dopo decenni.
Nata a Bologna nel 1939 con il nome di Maria Rachele è conosciuta ai più come Mariele.
Studia per diventare maestra e si diploma in pianoforte al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.
É sempre stata legata al mondo della Chiesa in particolare a quella che aveva a pochi passi da casa: l’Antoniano.
Da anni catechista diventa ben presto figura di riferimento per i frati dell’oratorio che decidono di coinvolgerla nel grande progetto lanciato da RAI.
Infatti nel 1961 Ciro Tortorella idea la trasmissione lo Zecchino d’Oro che però da Milano viene trasferita a Bologna proprio per aprire una collaborazione con i frati dell’Antoniano.
Mariele allora diventa la mamma di quei bambini che nel retro della scena accompagnano i piccoli cantanti. E nel 1963 Mariele fonda il Piccolo Coro: le sue dimensione ridotte hanno infatti spinto a battezzarlo in questo modo, ma con il passare del tempo sempre più bambini ne faranno parte, con una sempre più crescente forza mediatica.
La donna capace di coordinare cantanti talmente piccoli che a stento riescono ancora a parlare si ammala nel 1992. Le cure si rivelano veramente pesanti, tuttavia lei non abbandona i suoi figli e continua a dirigere il coro e lotta con tutte le sue forze per portare al successo lo Zecchino d’Oro.
E così ha fatto.
Non avrà mai figli suoi e non si sposerà mai, ma i bambini a cui ha fatto da guida, da mamma non si scorderanno mai di lei così come il resto d’Italia.

Per leggere di altre due donne esemplari di Bologna (Episodio 1)

Giulia

4 donne bolognesi che hanno fatto la storia

Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società.
(Rita Levi-Montalcini)

 

 

Vivono in periodi diversi, lavorano in ambiti differenti e hanno personalità davvero lontane, ma tre cose le accomunano: sono 4 donne, di Bologna, che hanno lasciato un segno indelebile nella storia italiana.

EPISODIO 1

La creazione di Angelica: la basilica di San Luca

Chi torna a Bologna si sente a casa solo quando la vede, stagliarsi sullo sfondo, in cima al Colle della Guardia a vegliare sulla città che la venera.
E a volere la Basilica di San Luca è stata una donna, una ragazza determinata, da quello che si legge sui documenti storici. Poco volenterosa a condurre una vita da moglie che attende il marito a casa, Angelica Bonfantino inizia a combattere per ciò che vuole di più.
Come risulta da un documento datato 30 luglio 1192, Angelica quel giorno decise di darsi alla vita eremitica sul Monte della Guardia, con il proposito di costruirvi un oratorio e una chiesa in onore di Maria.
Per farlo donò ai canonici di Santa Maria del Reno dei terreni di sua proprietà a patto che la aiutassero nell’impresa. Questa collaborazione non fruttò nel migliore dei modi, ma la determinazione della giovane bolognese la spinse fino a Roma dove Papa Celestino III le consegnò una pietra da lui benedetta per porla alla base della basilica. E il 24 Agosto 1193, su missiva dello stesso, sul Monte della Guardia venne posta dal vescovo di Bologna tale pietra consacrata, l’embrione dell’imponente costruzione che svetta sulla città.
Per quanto riguarda Angelica non è mai realmente stato appurato se abbia o meno preso i voti, ma ebbe sempre l’approvazione della sede apostolica e del vescovo di Bologna.
Inoltre, per portare avanti la sua opera, altri terreni nei pressi della basilica le vennero donati dalla madre che fu solo la prima di una serie di numerosi benefattori i quali attivamente la aiutarono nel progetto.
Nel 1244, anno della sua morte, la basilica aveva ormai raggiunto il suo splendore e ospitava già il bellissimo monastero.
Il culto però della Madonna di San Luca (ancora non era chiamata così, ma semplicemente del Monte della Guardia), attestato già alla fine del XIII secolo, ottiene la sua vera forza solo con il presunto miracolo del 1433… ma questa è un’altra storia

 

Alfonsina, la prima e l’ultima a tingere di rosa il Giro d’Italia

Quando l’adrenalina ti scorre nelle vene, la voglia di tagliare il traguardo supera ogni aspettativa e la necessità di riscatto ti fanno pedalare con vigore; allora l’essere donna passa in secondo piano.
E questo Alfonsina Morini Strada lo sa bene.
Nata a Castelfranco Emilia nel 1891, si trasferisce pochi anni dopo a Castenaso, alle porte di Bologna. Originaria di una famiglia di contadini abbastanza poveri, Alfonsa Rosa Maria Morini (detta Alfonsina) non ha molti mezzi per spostarsi e suo padre le regala a dieci anni una vecchia bici da uomo.
Da questo gesto inizia la vera passione della giovane ragazza: il ciclismo.
Grazie anche al supporto del marito Luigi Strada, Alfonsina inizia a correre gareggiando con la sua nuova bici rosso fiammante.
Prima però di guadagnarsi l’accesso al Giro d’Italia necessiterà dell’aiuto di un altro importante uomo del mondo dello sport: il direttore della Gazzetta dello Sport Emilio Colombo. Perdere decisioni editoriale per il più influente quotidiano sportivo dell’epoca comprendeva anche questo genere di investimenti.
Conscio della forza mediatica che avrebbe avuto l’immagine di una donna intenta a gareggiare in mezzo a molti uomini, e convinto delle grandi potenzialità fisiche della giovane, Emilio fece di tutto per ammetterla al Giro d’Italia.
Un’occasione che Alfonsina certamente non sprecò e che la portò a lottare con entusiasmo, riuscendo a raggiugnere prestazioni anche superiori ad alcuni suoi compagni uomini.
Bravura di un’atleta che però rimarrà sempre oscurata dallo scalpore e dallo scetticismo di veder gareggiare una donna in un così arduo sport basato sulla forza e sulla prestanza fisica.
Terminata infatti quella stagione, Alfonsina non gareggio più per il Giro d’Italia e aprì un suo negozio di ricambi per biciclette a Milano.
Nemmeno la sua morte passò inosservata: passata alla guida di una motocicletta Guzzi 500 per velocizzare gli spostamenti, ebbe un infarto mortale nel tentativo di riavviarla.

Giulia

Con ispirazione dal testo di Serena Bersani, 101 Donne che hanno fatto grande Bologna, Newton Comptoir Editori, 2012

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