Respirando Bologna

Idee tra i portici

Category: Personaggi di domani (page 1 of 2)

Il Dekameron decaffeinato

Un ingegnere informatico che scrive romanzi. Un quasi ingegnere informatico di 22 anni che scrive racconti.

Un quasi ingegnere informatico, prossimo alla laurea, di 22 anni che ha appena pubblicato il Dekameron in chiave moderna e che ora punta al traguardo del romanzo.

Si chiama Giorgio Franceschelli e la scorsa settimana ha presentato la sua versione del Dekameron, il noto capolavoro di Boccaccio, ma questa volta senza peste né sesso. Al posto di questi elementi ha preferito unire una bufera di neve a del caffè decaffeinato spaziando tra i diversi generi letterari: fantasy, thriller, ironico, e distopico.

I protagonisti della boccaccesca clausura sono 10 ragazzi che rimangono intrappolati in una casa da festini sull’appennino bolognese a causa del muro bianco che gli blocca il passaggio dell’uscita. In tema con l’inverno appena trascorso, il lettore riesce ad immedesimarsi nel racconto senza troppa difficoltà, o come direbbe Eco, accetta il contratto di lettura. Dialoghi veloci e uno sviluppo quasi scenografico della cornice rendono piacevole il passaggio da un racconto all’altro in questa ironica competizione a suon di storie tra i protagonisti affamati e infreddoliti. Anche se i veri protagonisti sono proprio i dieci racconti: dieci mondi, dieci generi, dieci diversi colpi di scena e alla fine ogni lettore avrà il suo preferito.

Per chi avesse voglia di tenere sul proprio comodino un libro scritto da nomi noti che risaltano agli occhi delle ragazze su cui si vuole fare colpo, questo non fa al caso loro; per chi, invece, ama le letture scorrevoli, ricche di freddure e che ironicamente sono capaci di capovolgere ‘i luoghi comuni che fanno provincia’ allora hanno trovato la lettura dell’estate.

Giulia

Lettera agli elettori 2018

Le elezioni parlamentari italiane del 2018 si sono appena concluse ed in queste ore la maggior parte delle persone si sono viste nei numeri che affollano gli schermi della Maratona di Mentana.
Nella realtà dei fatti però una percentuale non rappresenta la vera forza di chi domenica ha deciso di vestire i panni dell’elettore.

Ma cosa significa davvero essere elettori? Forse a molti è poco chiaro.
In Emilia Romagna il 78,21 % degli abitanti della regione ha deciso di andare a votare.
Andare a votare tuttavia non implica solamente affrontare la sonnolenza della domenica e fare una croce su un partito nella riservatezza di una cabina elettorale per poi vantarsi con gli amici di averlo fatto, bensì si fonda su un concetto che a molti italiani risulta oscuro: la possibilità di fare una scelta.

Quotidianamente siamo spinti a decidere sulla nostra vita anche nei più semplici aspetti spesso senza rendercene conto, quando però in ballo c’è la stabilità di un’intera Nazione il nostro impegno deve essere proporzionale allo scopo.
Per questo, senza ricadere in ragionamenti banali e ridondanti, credo che l’elettore italiano medio sbagli il mondo in cui si presenta preparato alle urne.
L’immagine della tipica famiglia che a cena discute dei possibili scenari politici a suon di luoghi comuni, dichiarazioni da strada e meme su Internet rappresenta forse il più triste lascito moderno.
Non dico che il nostro approfondimento debba equivalere a conoscere a memoria ogni programma elettorale con tanto di dichiarazione dei principali leader politici, ma credo che alla base di tutto debbano esserci delle nozioni fondamentali.

La differenza tra sistema elettorale maggioritario e proporzionale deve assolutamente essere chiara. Chi domenica ha messo mano alla matita senza nemmeno sapere a grandi linee il suo voto come sarebbe stato considerato, ha sbagliato in partenza.
Ancora più basilare l’idea che, nonostante quello che ci fanno credere i politici odierni, ci sono delle intermediazioni tra quella che è la nostra scelta e concretamente colui che diventerà presidente del consiglio dei ministri. Che NON è il presidente della camera dei deputati! Anche questo non dovrebbe essere un mistero per chi decide di andare a votare.

Quest’anno si è votato per la prima volta mediante la legge elettorale denominata Rosatellum (Bis): per potersi definire elettori consapevoli, leggerla nei suoi punti più sostanziali era il primo passo da  fare.
Negli ultimi mesi poi, per chi è un vero e proprio internauta, le possibilità di informasi in modo consapevole sono state molte.
Anche Facebook ha fornito diversi strumenti per avere il quadro completo della situazione: dai programmi elettorali a confronto sui principali temi, passando per le interviste in diretta in partnership con ANSA ai principali leader politici, sino alla profilata spiegazione dei candidati di ogni singolo collegio uninominale.

Oltre alle elementari nozioni di diritto pubblico che gli aventi diritto di voto dovrebbero avere ben consolidate, si può passare a considerare le motivazione per cui tra le proposte date si è scelto un partito o una coalizione piuttosto che un’altra.
Non entrerò nel merito dei rispettivi programmi elettorali, ma mi auguro che chi ha compiuto questa importante scelta almeno tre distinte argomentazioni a favore della sua decisione le abbia avute. Motivazioni ben documentate da numeri e fatti, non basante su qualche slogan sentito da chi ha saputo fare la voce più grossa. Argomentazioni anche su un capillare confronto con quello che è stato il passato del nostro Paese e con quello che altri partiti dichiarano in merito.
Una volta scelto a chi dare il proprio voto, prima della croce definitiva, era d’obbligo aprire il sito web del partito, avendo veramente chiara la complessità della proposta.

Non condivido l’astensionismo, non condivido l’approssimazione, non condivido il pressappochismo ed il populismo. Credo nel ragionamento e nelle emozioni, credo nella forza di fare una scelta con la volontà di non rimanere a guardare chi l’ha compiuta per te.

Giulia

L’ITI Aldini Valeriani promosso in Economia Circolare

Giovanissimi, ma con le idee molto chiare!
I ragazzi dell’ ITI Aldini Valeriani si sono rivelati gli indiscussi protagonisti della settima edizione del premio Bologna Città Civile e Bella promosso dal Centro Antartide di Bologna.
Con progetti incentrati sul riciclaggio rifiuti, la condivisone del tempo e la movimentazione di conoscenze hanno infatti reinterpretato in modo puntale il concetto di economia circolare, tema di Civic Hackathon, una delle tre categorie in gara di quest’anno.
Non a caso martedì 13 febbraio, nella Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio, sono stati premiati ben 3 team differenti dell’Istituto tecnico della Bolognina: due con menzione speciale ed uno salendo sul gradino più alto del podio.

L’Economia Circolare per l’ ITI Aldini Valeriani

Si tratta di un tema indiscutibilmente molto caldo che da qualche anno è protagonista di molti dibattiti internazionali.
Quest’anno infatti anche al centro della premio Bologna Città Civile e Bella, “la maratona tecnologica” Civic Hackathon poneva l’accento sull’economia circolare.
8 i team che da tutta Italia si sono affrontati su questa tematica. Tra questi i ragazzi dell’ ITI Aldini Valeriani hanno proposto ben tre applicazioni che potessero al meglio offrire un servizio utile a tutta la città.
I due progetti che hanno preso una menzione speciale sono Voloo: una piattaforma per rendere più semplice e immediata ai ragazzi la possibilità di mettere il proprio tempo a disposizione di attività a favore della comunità e LeBanc per far circolare le competenze in maniera orizzontale e organizzare corsi e lezioni alla pari su  tutti i temi e le materie.
A vincere su tutti però, l’applicazione NetUrbino proposta da Christian Gambetti e Salvatore Stabile, due studenti del quarto anno dell’Istituto tecnico accompagnati dal professore Domenico Anania.

NetUrbino

Un progetto ancora in fase di miglioramento ed elaborazione che però ha portato alla vittoria i due giovanissimi dell’ITI Aldini Valeriani. Il primo premio di 2500 euro della categoria Civic Hackathon è stato assegnato all’idea di creare un’applicazione chiamata NetUrbino a riconoscimento vocale in grado di aiutare nelle scelte di smaltimento, riutilizzo e riciclaggio rifiuti.
Senza alcun genere di timore e parlando di fronte a tutte le persone presenti alla premiazione in Cappella Farnese, Salvatore Stabile e Christian Gambetti hanno presentato il loro progetto. Attentamente studiato in ogni sua fase di sviluppo, l’applicazione è stata spiegata attraverso una dimostrazione pratica delle sue primordiali potenzialità.
Trattandosi infatti di un software basato sull’intelligenza artificiale IBM Watson per funzionare al meglio deve essere “addestrata” da reali operatori che forniranno così alla macchina gli strumenti per rispondere in modo efficace alle ricerche delle persone.
A riconoscimento vocale, come i più noti SIRI e Cortana, saprà aiutarti per trovare il modo migliore di riutilizzare qualche oggetto, per scegliere il corretto contenitore in cui buttare un prodotto ed eventualmente a chi donare qualcosa che non ti serve più.

3 progetti ancora in fase embrionale che però denotano un importante impegno civico da parte dei ragazzi dell’ITI Aldini Valeriani, ma soprattutto sottolineano quanto per le realtà scolastiche cogliere le opportunità territoriali e connettersi con esse possa essere un ottimo trampolino di lancio verso il mondo dell’imprenditorialità socio ed eco sostenibile.

Giulia

Alma Mater Studiorum

Un nome, un’istituzione. Tutti i bolognesi la conoscono: alcuni si vantano per il prestigio, altri se ne lamentano per i disordini causati dai movimenti studenteschi, tuttavia pochi davvero sanno la sua storia.
Ma di fatto è il personaggio più internazionale della città emiliana.
Ecco allora riproposti alcuni dei passaggi e degli aneddoti più interessanti che la riguardano.

Come tutto ebbe inizio

L’Università di Bologna, nonostante il nome Alma Mater rimandi ad un concetto religioso sia per i romani che per il Cristiani Medioevali, sorge da un’organizzazione popolare che ha deciso di rendere indipendente l’insegnamento da qualsiasi altro potere.
Il 1088 è considerata la datazione ufficiale, momento in cui la Chiesa ha smesso di interferire nell’alta formazione ed Irnerio (che per alcuni rappresenta una delle figure cardine) porta alla fondazione della realtà attuale.
Alla base dell’organizzazione primordiale però non vi era un’istituzione comunale, ma “il modello corporativo” delle nationes: insiemi di studenti che pagavano attraverso donazioni in denaro (collectio) direttamente i docenti. E dietro al concetto di offerta risiedeva il fatto che la scienza veniva comunque ancora considerata un dono di Dio e non poteva pertanto essere venduta. Il Comune più volte è intervenuto per assicurante la continuità. Un’ ulteriore funzionalità delle naziones era l’aiuto reciproco fra compagni della stessa nazione. A testimonianza di ciò ancora adesso l’Archiginnasio mostra un complesso araldico con circa 600 stemmi studenteschi ed in pieno centro è ancora presente il Collegio di Spagna.
A sancirne la piena indipendenza fu però Federico I Barbarossa nel 1158 con la Constitutio Habita con la quale stabilisce che ogni Scuola dovesse essere formata con una societas (di siti allievi) presieduta da un maestro compensato da quote. L’Impero inoltre si impegna a proteggere dalle intrusioni di ogni autorità politica tutti gli scholares che viaggiano per ragioni di studio.

ALMA MATER culla di Enfant Prodige e all’avanguardia per l’integrazione

Tanti i nomi più illustri che notoriamente hanno calpestato i corridoio della grande università bolognese quali Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Guido Guinizelli, Ulisse Aldrovandi o lo stesso Erasmo da Rotterdam, studente all’età di quarant’anni per un anno. Da non dimenticare poi gli illustri ospiti internazionali come Thomas Becket, Paracelso, Raimundo de Pegñafort e Albrecht Dürer.
Ma oltre queste grandi menti di fa mondiale, l’università di Bologna è stata culla di alcuni dei primati più importanti d’Italia.
Un bambino si laureò in Medicina a soli 10 anni. Luigi Magni nacque il 22 giugno 1651 e ottenne la laurea il 26 settembre 1661 specificatamente in utraque facultate: cioè sia per filosofia che per medicina. A testimonianza di ciò un documento conservato all’Archivio di Stato.
Come se la spiccata precocità non bastasse, il 26 giugno 1666 tenne una pubblica disputa all’Archiginnasio su temi di logica e di medicina ed insegnò all’università a studenti molto più grandi di lui. Lettore di logica, di teoria e di pratica della medicina straordinaria, morì sfortunatamente a 37 anni.
Inoltre leggenda narra che l’Alma Mater ammise donne all’insegnamento sin dal XII e tra le più celebri insegnanti di sesso femminile non può che spiccare Laura Bassi, la quale nel 1732, a soli 22 anni, ebbe la cattedra di filosofia e nel 1776 quella di fisica sperimentale.

All’Università conservato il più antico rotolo del pentateuco ebraico

Oltre al glorioso passato fatto di strabilianti protagonisti, l’Università di Bologna ancora una volta fa parlare di se per un immenso patrimonio che le appartiene. Nel 2013 il professor Mauro Perani, ordinario di Ebraico presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna riconosce ufficialmente l’originalità del “Rotulo 2” presente nella Biblioteca Universitaria. Si tratta del più antico Pentateuco ebraico al mondo: fatto di morbida pelle di vitello, contiene, in un documento lungo 36 metri e alto 64 centimetri, il testo completo della Torah in ebraico. Le analisi con Carbonio 14 hanno permesso l’accurata datazione, mentre le indagini sulle fonti ne hanno costruito la storia.
Il Rotulo 2 è infatti lo stesso che per secoli è stato conservato dai Domenicani di Bologna come una fra le loro reliquie più preziose.
Ad ora il rotolo è consultabile in modalità touch screen in Biblioteca.
Come riporta lo stesso sito dell’Università, questa storia sembra proprio voler riconfermare il legame che unisce a doppio file Bologna e la Torah. Oltre all’autenticazione del Rotulo 2, nella città felsinea, il cui nome Bo-lan-yah in ebraico significa “In essa alloggia il Signore”, fu stampata anche nel 1482 la prima edizione del Pentateuco ebraico.
 

 

Giulia

Very Nice il nuovo cocktail al sapore di tortellino!

Bologna Sour, primo drink nato guardando la nonna tirare la sfoglia, è stato ideato e brevettato da un giovane barman di Bologna.
Alex Fantini, appena ventunenne, ha deciso di racchiudere in un calice da bar il sapore più tradizionale delle nostre terre per poi ottenere il brevetto nazionale certificato per la sua originale creazione.
Un cocktail gastronomico a tutto tondo come lo definisce l’ideatore, che ha avuto già un bel successo ad appena un mese dal suo lancio. ≪Non è facile dire se sia per tutti oppure no, il mio consiglio é sempre di provarlo e giudicare≫ risponde Alex Fantini a chi approccia titubante l’idea di bere il frutto della combinazione di infusioni con il ripieno bolognese.

La mission di Very Nice

Ma il Bologna Sour non è l’unico cocktail proposto nel neo locale aperto dal giovane barman, Very Nice infatti presenta un menù inedito di 12 cocktail che copre tutti i sapori invernali di stagione.
≪Serviamo grappe ai funghi porcini e pere, birre da estratti naturali, zabaione e gelato artigianale≫ specifica Alex, ≪ce ne è un po’ per tutti i gusti≫.
Inoltre ogni quattro mesi il menù cambia e si adatta ai profumi e ai frutti delle specifiche stagioni.
Un’attenzione molto particolare viene rivolta anche alla fase antecedente alla creazione dei cocktail in cui si cerca di fare abituare i palati delle persone a queste particolari proposte dal cuore gastronomico.
A breve, oltre al nuovo menù primaverile, in arrivo anche Mediterranean: cocktail di cui però al momento si può svelare solo il nome.

Dall’alberghiero all’apertura del proprio locale

Aprire il proprio locale poco più che ventenne e brevettare un cocktail che unisca la tradizione del territorio bolognese ad un arte dalle sfumature contemporanea come la mixologia non è però un’impresa per tutti e Alex racconta il percorso che lo ha portato ai suoi successi.
≪A 19 anni mi resi conto di questa passione per la cocktaileria: dopo un corso all’accademia del bar nel quale ebbi Alessandro Romoli come maestro, decisi di ascoltare una voce dentro di me e di buttarmi a capofitto nella mia formazione».
≪A Barcellona ho fatto il salto definitivo: dopo due corsi alla european bartender school, uno mixology e uno di american bar mi sono immerso nel mondo del lavoro. Dopo aver lavorato al Muy Buenas, il locale che mi ha insegnato la gastronomia applicata nei cocktail, con il maestro ed amico Roberto Saba, ho deciso ad agosto di tornare per aprire il mio locale. Da settembre, per 4 mesi, non mi sono mai fermato e l’1 dicembre è nato Very Nice≫.
Quindi le parole d’ordine per ottenere risultati soddisfacenti in questo campo non possono che essere passione e tanto studio.
≪Fortuna si e no: é un termine che viene spesso frainteso. Per quanto riguarda il mio caso potrei dire di essere stato fortunato ad aver avuto due genitori e una famiglia che mi ha appoggiato in tutto e per tutto, per il resto ho lavorato veramente tanto per arrivare a crearmi le opportunità che oggi mi hanno portato ad aprire il VeryNice in soli due anni di percorso≫.
Un lavoro duro che come tanti necessita di formazione continua abbinata a forza di volontà e tenacia. Pazienza, umiltà, dedizione e determinazione sono essenziali anche dietro il bancone di un bar.

Giulia

Makeupinabottle: l’arte del trucco tutta made in Bologna

Con 36,3 MILA followers su Instagram e 2 MILA visualizzazioni per ogni video del neo-canale YouTube, la pagina dedicata a tutorial per truccarsi e consigli di bellezza Makeupinabottle sta raggiungendo risultati eccellenti in pochissimo in tempo. La protagonista di questo successo Social è una giovanissima ragazza di Bologna di nome Sofia Elena Sandri, studentessa di Scienze Statistiche, che a soli 20 anni ha deciso di approfondire e sviluppare una sua passione cavalcando il colosso delle piattaforme di condivisione foto e video: Instagram.

In molti tentano questa strada, in tanti sperano di riuscire a guadagnare facendo video chiusi in una camera mentre si truccano o giocano al pc per intrattenere il pubblico della rete, ma nella realtà dei fatti in pochi riescono davvero. Internet non è affatto una fonte di guadagno facile, tanti credono di riuscire ad attirare l’attenzione dei miliardi di persone che potenzialmente hanno accesso al loro contenuto, ma la maggioranza ottiene la visibilità di una vetrina ben allestita in una città di periferia.

Makeupinabottle è riuscita però a ritagliarsi un’importante fetta di audience e ha stuzzicato l’interesse anche di importanti brand internazionali.

Dalla paura del giudizio a Makeupinabottle

 “Da un lato avevo la mia passione e ciò che vorrei fare per lavoro, dall’altro avevo il terrore di non avere seguito e di essere giudicata per averci provato e aver fallito…poi ho capito che le persone sparlano lo stesso e valeva la pena farli sparlare per qualcosa che faceva felice me”. Così Sofia inizia a costruire la sua pagina e non lascia nulla al caso: nemmeno la scelta dello username che è stato frutto di ben 10 giorni di valutazioni e ricerche su Internet per poi nascere da una semplice folgorazione musicale. Ispirato alla canzone Genie in a Bottle di Christina Aguilera, il nome ha suscitato molta curiosità ed interesse: originale, che rende subito l’idea di una pagina di makeup, ma con un alone di mistero intorno.

Principali soddisfazioni

La crescita progressiva e veloce della pagina ha rappresentato e rappresenta tutt’ora l’indice principale del successo di Makeupinabottle. Infatti molti brand internazionali hanno visto in Sofia un potenziale su cui investire per promuovere i propri prodotti. Ma per lei una delle principali soddisfazioni è data dall’aver stretto un bel rapporto con le sue followers con le quali si scrive all’incirca ogni giorno e a cui da anche consigli riguardo Università e ragazzi.  “vedere che mi stimano anche a livello personale veramente non ha prezzo”. Essere fermati per strada per avere una foto da una fan emozionata dell’incontro le ha lasciato un segno indissolubile.

Ciò che però l’ha letteralmente fatta piangere come una bambina per la gioia è stato l’invito ufficiale ai Nyx Face Award di Milano: uno dei contest più attesi per gli appassionati di makeup.

Essere Blogger nel 2017: fonti di guadagno e difficoltà

“Essere una beauty blogger nel 2017 è un po’ una montagna russa: ha svariati pro e contro. A livello concorreziale è micidiale perché ormai c’è la moda di essere Youtuber o Instagrammer quindi farsi notare al giorno d’oggi purtroppo non è facile come poteva esserlo qualche anno fa. L’algoritmo di Instagram non aiuta perché è stato cambiato qualche mese fa : i post sul feed non sono più in ordine cronologico e ti vengono mostrati solo i profili con i quali interagisci di più quindi se hai un engagement basso ti sei già scavato la fossa…nessuno vedrà i tuoi post. Però se si lavora le soddisfazioni arrivano, si conoscono tantissime persone con la tua stessa passione e si fanno esperienze fantastiche. Se tornassi indietro mi ributterei in questa avventura”.

A livello monetario le principali fonti di guadagno per gli Instagrammer sono i post e i video sponsorizzati. Spesso però non se ne parla palesemente perché in tanti sponsorizzano prodotti che non hanno neanche provato esclusivamente per ottenere un compenso. La filosofia di Sofia al riguardo è un po’ diversa: non ha mai firmato un contratto a priori, se le viene proposta una collaborazione prima testa il prodotto e poi decide se accettarla o meno.

“Neanche da dire che ho detto molti più no che si a svariate aziende ma per me la fiducia dei miei followers non si compra. Voglio che loro sappiano che se io consiglio una cosa è perché è fantastica.”

Per quanto riguarda Youtube invece i video si possono monetizzare tramite gli annunci che vengono inseriti sulla base delle visualizzazioni ottenute per cui con un buon seguito tramite Youtube si hanno entrate sufficientemente regolari. Anche se il traffico di dati richiesto è davvero notevole per cui ad ora dal guadagno ottenuto solo da canale di video Sofia ci paga giusto una palette di trucchi.

Giulia

 

 

A 20 anni già imprenditori: così è nata FreeCopia

Una birra li ha aiutati ad individuare il bisogno da soddisfare, la perseveranza li ha portati al lancio ufficiale della loro startup. Così 8 giovanissimi dell’Alma Mater Studiorum di Bologna hanno ideato e progettato una piattaforma all’apparenza semplice che però fa tirare un sospiro di sollievo alle tasche di molti studenti.
Una storia fatta di difficoltà, spese e rinunce, ma che ha portato a grandi soddisfazioni. Così ci spiega direttamente uno dei fondatori: Federico Dalpozzo.

Cos’è esattamente FreeCopia?

FreeCopia è una piattaforma nata per aiutare gli studenti. Si tratta di una piattaforma online che consente agli universitari di stampare gratuitamente sfruttando la pubblicità. Gli interessati dopo essersi iscritti gratuitamente, caricano il loro file, scelgono dove e quando ritirarlo e non gli resta che andarlo a prendere. Guardando più in grande FreeCopia si può definire una comunità. Gli studenti infatti sostengono tante spese, soprattutto gli studenti fuorisede, e proprio per questo uno dei nostri obiettivi più grandi è quello di tagliare almeno quelle delle fotocopie.

Quando è stato il lancio ufficiale di FreeCopia?

Come ogni startup abbiamo dovuto sostenere un periodo di prova. L’1 marzo 2017 siamo partiti lanciando il servizio in Beta per testare il mercato e vedere se effettivamente l’idea piacesse agli studenti. Fortunatamente così è stato. Da marzo a luglio abbiamo lavorato intensamente per migliorare l’intero servizio, fino ad arrivare al 18 settembre 2017, inizio del nuovo anno, che noi consideriamo il lancio ufficiale.

Da chi è nata l’idea e da chi è composta la società attualmente?

L’idea è nata da due ragazzi di fronte ad una birra. Una serata come tante, forse un bicchiere in più del solito e tra un discorso e l’altro si finisce a parlare di università. Quali sono i principali problemi degli studenti? E se noi trovassimo una soluzione per uno di questi? Improvvisamente ecco l’illuminazione: rendere le fotocopie gratuite. Questi due ragazzi iniziano a concretizzarla e svilupparla creando un team di lavoro, condividendo il loro entusiasmo. Fino ad arrivare ad oggi dove FreeCopia conta ben 8 ragazzi nel suo team, di età compresa tra i 20 e i 26 anni: Filippo Luzzi, Leonardo Ciabattini, Luca Sciullo, Federico Dalpozzo, Matteo Cappella, Martin Cimmino, Simone Passaretti e Stefano Traini

Che aiuti avete avuto per iniziare?

Nessun aiuto vero e proprio se non qualche suggerimento. Tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo studiato da libri, leggendo articoli, siti web e imitando “chi ce l’ha fatta”. Soprattutto non abbiamo avuto sovvenzioni economiche di alcun tipo, e questo è un fattore che ci ha spronato. Il fatto di dover sempre finanziarci da soli ci ha spinto ogni volta di più a dare il massimo, soprattutto perché nessuno di noi ha patrimoni illimitati. Sono stati periodi di tantissime rinunce. Si usciva una volta in meno a settimana e si faceva un lavoretto in più. Penso che questa sia una delle grandi soddisfazioni del nostro progetto FreeCopia.

Che soddisfazioni e che difficoltà avete avuto?

Soddisfazioni tante. Basti pensare al fatto di aver lanciato una startup, aperto una SRL e il tutto a soli 20 anni. Inoltre in questi mesi abbiamo conosciuto tantissime persone, investitori, imprenditori, startupper, uomini e donne estremamente in gamba dalle quali possiamo solo imparare. Motivo di orgoglio anche quando riceviamo recensioni sulla pagina Facebook o messaggi in privato che ci fanno i complimenti per l’idea e ci ringraziano per il servizio offerto. C’è comunque da dire che tutte queste soddisfazioni non sarebbero nulla senza le difficoltà. Tante quelle che abbiamo affrontato e ancor di più quelle che ci aspettano. Sinceramente molte sono le volte in cui volevamo smettere, chiudere tutto. Soprattutto all’inizio i risultati non arrivavano, ci sembrava di lavorare tantissimo per nulla, ma grazie al nostro entusiasmo non abbiamo mai smesso di crederci e ora stiamo raccogliendo i risultati.

Qualche progetto per il futuro?

Attualmente ci stiamo concentrando su Bologna. Vogliamo consolidarci nella nostra città. Una volta fatto ciò, abbiamo in mente di espanderci per tutta l’Italia iniziando dalle città prettamente universitarie, vista la natura del servizio proposto da FreeCopia.

Quali consigli dareste a chi ha un’idea, ma non sa come concretizzarla?

Condividere. Parlare con le persone giuste aiuta sempre a trovare soluzioni. Io ogni volta che ho un problema lo condivido con altre persone, dalle quali molto spesso riesco a trarre ottimi consigli al fine di arrivare ad una conclusione.
Si può poi cercare su Internet. Esistono diversi incubatori in Italia che accolgono idee e le aiutano a svilupparsi. La stessa università di Bologna offre soluzioni simili.

Inoltre consiglio di agire. Un’idea senza esecuzione non è altro che un’idea. Bisogna fare qualcosa sempre, anche un piccolo passo ogni giorno, a lungo termine porta a grandissimi risultati.

 

 

Giulia 

 

A casa di Lucio Va in Città

Come riaffiora il ricordo di una persona che non fa più parte della nostra vita?

Succede a chiunque di fermarsi in un luogo, osservare cosa ci accade intorno, ma con la mente guardare a ciò che non appartiene più al tempo presente bensì all’attimo del passato in cui si condividevano quegli spazi con la persona che ora non c’è più.

Partendo da questa emozione estremamente forte, che nel bene o nel male arriva al cuore di tutti una volta nella vita, l’associazione A Casa di Lucio ha deciso di organizzare alcuni tour in giro per la città in onore dell’anniversario della sua morte. Non si tratta di semplici percorsi, ma di veri e propri cammini guidati per le tappe che hanno segnato la vita di un grande artista nonché intramontabile simbolo della città.

Uno di questi era organizzato da un Virgilio d’eccezione: il giornalista di Repubblica Assante. Dall’alto della sua professionalità, ma soprattutto della sua passione, ha raccontato la storia di Lucio Dalla nel modo più naturale e spontaneo possibile facendo immergere il gruppo in una magica e alternativa lezione di musica.
Infatti Assante mostrerà per tutto il tour come la vita privata, i rapporti di amicizia con Roversi, l’amore per la madre abbiano scandito e condotto anche il percorso artistico di Dalla.
Emblema di come per molte persone la musica sia un qualcosa di indispensabile: una delle poche manifestazioni artistiche che l’uomo non può che fare sue per ricordare o semplicemente per vivere appieno gli attimi della vita.

La vera Piazza Grande di Bologna

La canzone parla di piazza Cavour: la sua casa.

Quella in cui, al civico 2, è nato e cresciuto con la tanto amata mamma Jole per molti anni della sua vita.
Dove ha ricevuto il suo primo clarinetto per iniziare la sua avventura musicale, dove ha giocato le partite a pallone con gli amici.
Dove ancora adesso si trova quello che era il suo barbiere di fiducia e da dove è partito per le collaborazioni con i Flippers, l’esordio da cantautore e le partecipazioni di Sanremo.
Insomma Piazza Cavour è la culla del grande cantautore bolognese, quella che lo ha avvicinato alla musica jazz e successivamente alla realizzazioni di testi celebrativi per la sua città.

Tuttavia il vero punto di riflessione, il fermo-immagine della prima tappa, è il Lucio artista e poeta che canta di sé in modo velato, riservato, mischiando spaccati di vita con la finzione, lasciando che solo pochi eletti conoscessero la verità.

Secondo luogo di sosta: Piazza San Domenico

Anche nel modo in cui vive la fede Dalla sa essere sopra le righe: molto spirituale tuttavia non sempre convenzionale nel rispettare la morale e le regole Cattoliche.

Questa, la Chiesa del suo grandissimo amico e confidente Michele Casali che lo accompagnerà e gli starà vicino in innumerevoli occasioni, ma anche noto punto di partenza delle giovanili avventure in Vespa sui colli bolognesi.

Casa di vicolo Mariscotti 5 apre la porta alla musica popolare italiana

Qui fuori Assante raggruppa le persone in cerchio, si concentra e racconta con grande pathos cosa rappresenta davvero quel portone contornato di edera.
Non è certamente importante perché la terza casa in ordine cronologico che ha abitato, ma perché tra quelle mura si concentra un periodo artistico e professionale molto particolare.
Perde la madre Jole a cui era particolarmente legato, taglia i ponti con Roversi e realizza uno dei suoi più grandi capolavori: come è profondo il mare. Una canzone che parla per immagini, non la capisci letteralmente, ma la comprendi e la fai tua, frutto della magia dell’arte popolare.
Apre la stagione artistica italiana degli anni 80, quella dei grandi successi.
Inizia a girare per gli stadi ad organizzare concerti in un periodo in cui nessuno pensava minimamente di farli per i tumulti che ogni volta si verificavano. Ed è proprio da avventure così che nascono artisti come gli Stadio (da cui il nome).
Decide allora di avviare una sua etichetta discografica, Pressing, ed inizia a lanciare giovani talenti senza aspettarsi nulla in cambio, solo per la passione di ciò che stava facendo.

Dalla riempie lo studio della Fonoprint

Passione che vedrà la sua massima esplosione nel lavoro capillare che realizzato allo studio di registrazione della Fonoprint.
Un ambiente davvero all’avanguardia per le apparecchiature, inserito all’interno delle mura di un convento del ‘400 e con una sonorità in grado di attirare cantanti da ogni parte d’Italia.
Nonostante la notorietà e l’abitudine a trattare con artisti di grande successo, dalle parole di Paola Cevenini, figura di punta tra i soci Fonoprint, emerge una profonda commozione e quasi un fraterno legame con quell’eccentrico cantautore, dalle incredibili doti, ma anche dai modi alquanto imprevedibili che li ha fatti letteralmente impazzire.
“Stavo con lui fino alle cinque di mattina, mi mandava a quel paese dandomi dell’incompetente, ma poi tornava con le paste fresche di forno facendomi i complimenti”
Cosi Maurizio Biancani, Sound Engineer ed amministratore della Fonoprint, racconta di un uomo realmente capace di allestire tutto da solo per i suoi concerti, di un profondo conoscitore della sonorità e dei segreti chiave per una ritmica efficace.
Poi Caruso immerge la stanza, la voce di Dalla e Pavarotti in versione cantante pop riempiono l’ambiente e fanno scendere una lacrima a tutti.
“Pavarotti lo imitava, ha imparato a cantare pop da lui”.
Poi 3 marzo 1943 ed infine Henna.
Magnifico, puro.
Un’ iniezione di Lucio autentica e stupefacente, ideale per comprendere il Dalla cantante, ma anche il Dalla uomo.

Ultima Tappa: la mitica casa di Via D’Azeglio

Forse la tappa più ambita e attesa, si rivela il segno di evidenziatore su un libro stampato: sottolinea un’eccentricità presente in ogni ambito della vita di Lucio.
Non è da tutti possedere una stanza in cui tenere tutti i modellini, le miniature, i giochi, un televisore al plasma e delle sedie da cinema. Non è comune ricoprire le pareti di casa di opere d’arte e dislocare un’appartamento su ben tre piani da quasi 2500 metri quadri complessivi.

Ma Dalla questo non lo era: non era comune, non era tutti. Lui salutava il Papa stringendoli la mano e, secondo la leggenda, chiedendogli se Gesù fosse stato davvero gay, lui si dice preferisse girare scalzo, lui lascia scritto sulla porta del suo studio: “Porci…sto pensando…fatevi un giro”.

Giulia

Giadina Art: ed il mondo acquista finalmente colore

 

Salve…se siete qui è perché volete sapere qualcosa su di me…allora vi
accontento…
Mi chiamo Giada, ho 20 anni, frequento l’Accademia di Belle Arti di Bologna (corso Fumetto e Illustrazione), smanettona del computer e cineasta.
Sono imbranata, sbadata e piena di idee che non riesco mai a mettere a frutto… Sono un’ autodidatta orgogliosa, ci provo. Se ce la faccio bene, se no “riprova e sarai più fortunato”.

Ascolto molta musica, anche se non mi ricordo mai i titoli delle canzoni…OPS… il vostro parere per me è importante per migliorare sempre più…

Così Giadina Art, l’autrice dell’omonima pagina Facebook da quasi 4000 Mi Piace, si presenta al suo fedele gruppo di fan.
E come ve la state immaginando in questo momento, dopo le poche righe autobiografiche, lei è.
Ma proverò a raccontarvela meglio.

La conosco da quando eravamo alle medie.
L’ho sempre guardata da lontano, incuriosita e affascinata dal suo modo di essere: una ragazza semplice, alta e un po’ maldestra che dietro  questa apparente normale figura da undicenne nascondeva un mondo fatto di immaginazione e colore pronto a svelarsi nel momento in cui tirava fuori il suo ultimo capolavoro.

Ed è stato proprio in quegli anni in cui si combatte tra l’acne e i primi approcci con il trucco, che lei ha preso coscienza delle proprie abilità e del percorso da fare per poter coltivare la sua passione.
Decide, infatti, di iscriversi al liceo artistico, corso di Architettura e Ambiente. Tuttavia, come spesso accade dopo aver compiuto la prima scelta importante della vita ad appena tredici anni, si accorge di aver sbagliato strada.
Capisce che l’architettura non fa per lei e che il proprio futuro lo vede meglio incentrato nella realizzazione di magici mondi animati, fatti di personaggi e ambientazioni che prendono vita dalle sue mani.

E’ facile capire cosa intendo dire sfogliando un po’ la Gallery di immagini della sua pagina Facebook che ti catapulta, immediatamente, in un universo fantastico, quasi fiabesco, fatto dalla riproduzione di protagonisti di serie tv, film Disney o capolavori cinematografici.
Ha realizzato anche delle rappresentazioni a cartone animato di alcuni YouTubers tra cui I Relative, Ghillycomics, Gio Gios e Applelets.

Ma saltano all’occhio soprattutto i lavori che hanno come protagonisti i nuovi volti della rete i Pentatonix o il giovane trio di tenori Il Volo.

Dal 2014 frequenta l’Accademia di Belle Arti di Bologna, indirizzo Fumetto e Illustrazione. Un piano di studi che convoglia in una stessa formazione la vena più artistica, improvvisata e libera insieme ad un background di regole, strutture e procedure. Dove si trova il centro, il giusto equilibrio tra un’attitudine e l’altra?
“La creatività e lo studio sono le basi per poter andare avanti in questo ambiente”, mi spiega Giada,“a buone idee bisogna affiancare giornate sui libri per capire quale tecnica usare, quali sono i segreti per creare ottime composizioni e rendere l’immagine immediata e funzionale”.

La sua passione, però, è troppo grande per restare chiusa solo tra le mura di un’istituto e la lascia sfogare cimentandosi in progetti molto diversi e stimolanti.
A partire dal Primo premio ricevuto nel 2013 per il 60° anniversario concorso AVIS “La sciarpa Rossa”, fino ad arrivare al compimento del suo prodotto autonomo editoriale d’esordio: un libretto illustrato, basato sulla novella di Romeo e Giulietta, scritta da Luigi Da Porto
. Il lavoro è stato messo sul mercato ed ha ottenuto molto successo anche durante l’edizione del Lucca Comics di Ottobre.

Ma Giada non si ferma qui e quest’anno è riuscita anche a stampare il suo primo fumetto intitolato N.R.S. ambientato in un mondo futuristico dove persone e robot umanizzati (NuRSe) convivono per collaborare in campo medico, senza però poter interagire emotivamente tra loro.
Il lavoro è stato pubblicato con  la rivista autoprodotta Nuname. Fondata su un meccanismo di No-Profit per cui ogni numero è possibile attraverso le vendite del precedente, la famiglia Nuname crede nella collaborazione tra giovani talenti pronti ad aiutarsi l’un l’altro e a scambiarsi preziose esperienze. Da qui la nascita delle loro mascotte Nu e Name, due fratellini che si danno supporto, proprio come all’interno di questo grande gruppo
di artisti. Nessuno viene lasciato solo e tutti lottano per fare della loro passione di vita un mestiere valido e proficuo.

Se non fosse per queste realtà, molti lascerebbero la gara prima ancora di correrla, convinti che questo genere di carriera non valga nemmeno la pena di essere provata.

Giada, invece, è convinta del percorso poco convenzionale e tortuoso che ha intrapreso. E’ conscia delle sue potenzialità, ma soprattutto delle matite cha ha voglia di consumare per arrivare a lavorare nel campo dell’animazione come visual development.

Il prossimo passo verso la meta?
portare avanti, e chissà mai terminare, una storia che ha in cantiere dalle superiori…

https://www.facebook.com/Giada.Carboni.Art/?fref=ts

Giulia

UNIversalmente UNIti contro le Mafie

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”Io vorrei che gli italiani sapessero che non è vero che i siciliani sono mafiosi(…) gli eroi dell’antimafia sono tutti siciliani.”

Con questa amarezza verso chi punta il dito contro i meridionali, Giuseppe Fava cavalca l’ultima intervista prima di essere ucciso dal clan dei Santapaola. Le sue parole portano in superficie un problema cruciale. Ti fanno toccare con mano il reale perno su cui fa forza la criminalità organizzata oggigiorno: l’ignoranza.
Ignoranza che permane in larga parte nelle città del nord Italia dove si pensa ancora che la Mafia sia solo in Sicilia, l ‘Ndrangheta sia cosa puramente Calabrese e la Camorra appartenga in esclusiva alla realtà Campana.

Ma è proprio per far fronte a ciò che tra le mura di Bologna, più precisamente nelle aule dell’Alma Mater, nasce nel 2009 il Presidio Universitario Libera Bologna : “I ragazzi della Casa dello studente”.
Il nome è stato scelto per sottolineare la forte vicinanza, sentita da questi ragazzi, verso le vittime dello studentato de L’Aquila.

Perché in fondo, che tu sia di un Ateneo o di un altro, che tu appartenga ad una città con il Nettuno o ad una con la Fontana delle 99 Cannelle, altro non sei che un membro della nuova squadra di futuri lavoratori. Persone che sulla base della cultura vogliono impostare le loro vite.
Quindi quale può essere cultura migliore se non quella di informarsi ed informare riguardo la più grande vergogna italiana? Ed è proprio ciò che fanno queste giovani menti: autogestendosi e collaborando con la più famosa associazione Libera Bologna, propongono ad i loro coetanei, e non solo, svariate modalità per imparare qualcosa sulla Mafia.

Recentemente hanno lasciato la parola a Leonardo Palmisano, autore del libro Ghetto Italia insieme a Yvan Sagnet, minacciato ed intimidito  per i contenuti del suo lavoro in cui denuncia la forza del caporalato in Puglia legato allo sfruttamento dei braccianti stranieri.
O ancora a persone come il testimone di giustizia reggiano Bentivoglio, da anni sotto scorta poiché vittima di innumerevoli furti, danneggiamenti e attentati per la sua ribellione al racket.

Le loro storie possono lasciare un contributo preziosissimo per iniziare ad avere una reale consapevolezza del modo in cui la criminalità organizzata pone le sue radici e si insinua nella società.

I ragazzi del Presidio universitario Libera Bologna sanno bene che non basta leggere qualche articolo in merito al processo Aemilia per ritenersi informati, men che meno bisogna pensare di aver già estirpato il problema.
Così cercano di arrivare a più persone possibili, interessandole anche attraverso Cineforum come quello su Suburra per il quale speravano nella partecipazione del regista Sollima.

Altrettanto intensamente sono impegnati nel più grande progetto del periodico Liberi Di, attraverso il quale raccontano di attualità, ma soprattutto dei viaggi in luoghi quali L’Aquila o Scampia; per essere loro stessi diretti testimoni di realtà all’apparenza lontane, ma molto vicine.

Tuttavia non si accontentano di essere loro i portavoce delle storie che incontrano, ma proprio in questi giorni stanno promuovendo Libera Movie: un concorso indirizzato a coloro che vogliono cimentarsi nella realizzazione di un breve video a tematica sociale.

Libera movie

Concorso Libera Movie (clicca per ulteriori informazioni)

Come li si potrebbe descrivere quindi?
Riassumerli in poche righe risulta alquanto difficile: sono giovani aperti, intelligenti e volenterosi.  Iscritti ad  Ingegneria, Giurisprudenza, Scienze Politiche e della Comunicazione. Sono toscani, veneti, pugliesi, campani, emiliani, romani o siciliani.

Insomma, personalità alquanto diverse ed eterogenee, ma unite da un unico grande obiettivo: quello di condurre l’Italia del domani ad un miglioramento, ad una maggiore consapevolezza e reazione.

Lottano affinché il nostro stato non venga più solamente etichettato con la famosa triade: pizza, Mafia e mandolino, ma che diventi l’emblema di una rinascita sociale e culturale.

Per ulteriori informazioni:

https://facebook.com/Presidiouniversitariobologna/

Giulia

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