Quali sono i personaggi maggiormente enigmatici e accattivanti se non quelli dai più dimenticati?

In quest’ultimo periodo un’attività che va molto di moda tra i ragazzi è lo Urbex (urban exploration) che consiste nell’entrare all’interno di edifici abbandonati per esplorarli e scattare foto accattivanti.

Spesso non curanti di violare proprietà private, né di essere colpiti da qualche calcinaccio, riescono a catturare immagini di interni che ora popolano il web raccontando dall’interno la realtà di una città che fu.

Anche Bologna ha i suoi abitanti silenti, i propri ruderi lasciati da soli. E oggi vorrei raccontare la storia di uno di questi.

Il mostro di Casalecchio, così è chiamato. Ha calcato le pagine della cronaca per molto tempo: un’opera incompiuta, figlia di una gestione complessa che lasciato alla natura una delle opere ritenute più belle a livello architettonico. Progettato dagli architetti Glauco, Parmeggiani e Daini negli anni ’50 riprende l’impostazione strutturale di Le Corbusier. Doveva essere un istituto professionale legato alla congregazione dei Padri Passionisti. Utilizzato in particolare per la formazione di vetrai, falegnami non arrivò mai a compimento anche se l’anima dell’edificio è perfettamente delineata. Al posto dell’arredamento abbiamo però piante, calcinacci e qualche animaletto.

Il mostro di Casalecchio si staglia imponente sulle colline di Tizzano a Ceretolo. 4 piani completamente vuoti decorati però da tantissimi graffiti. Il vandalismo anche in questo caso ha preso la meglio, per cui la maggioranza delle stanze è stata distrutta tra pareti sfondate e mattonelle divelte. Arrivare in cima però da un senso di libertà: vedi tutta Casalecchio, una parte di Bologna e anche il passaggio tra la folta sterpaglia che i tanti visitatori hanno creato. Si tratta infatti di un punto di ritrovo per moltissimi ragazzi che purtroppo ha causato anche la morte di alcuni di loro: non ci sono ringhiere, nessuna messa in sicurezza, il rischio è alto. Gli innumerevoli gruppi di giovani che vanno però non sono intenzionati a vandalizzare l’ambiente, ma sono attratti da quel posto che nel proprio stato di abbandono nasconde un pizzico di magia.

Un luogo che in fondo ha vissuto una vita diversa rispetto a quella per cui era stato progettato.

Giulia