Respirando Bologna

Idee tra i portici

Month: April 2018

Io chi sono?

A volte il silenzio deve essere ascoltato, vissuto e assaporato. Non è facile cogliere le sfumature di idee che viaggiano veloci, che rimbombando nella testa.

Non è facile abbandonarsi all’ascolto di se stessi, dei propri problemi, dei propri dubbi.E più semplice chiuderli nella testa con cuffie ad alto volume che li ubriacano di vibrazioni. Talvolta l’unico personaggio di Bologna con cui dovremmo stare siamo noi stessi: imparare ad ascoltare quei pensieri che gorgogliano nello stomaco.

È utile anche smettere di paragonarsi ad altri: non necessariamente la nostra vita deve riscontrare similitudini con quella di qualcuno vicino a noi, non sempre la nostra esistenza dovrà avere gli stessi obiettivi di quella di un altro.

Perché rincorrere tutti le stesse affannose chimere semplicemente sulla base di quello che la cultura definisce successo?

Alla fine dei conti siamo generazioni di caproni che sanno solo prendere guardare gli terzi, che si fanno riempire di contenuti pensando che imparando le idee di altri, la nostra testa acquisisca davvero un valore aggiunto. Siamo dannatamente ciclici: i 50enni di adesso sono figli della ricerca spasmodica dell’indipendenza e del lavoro dipendente, noi crediamo nella laurea di prestigio, nell’Erasmus, in quell’altalena tra l’assaporare il posto di prestigio e il timore della disoccupazione.

Tutto questo perché non facciamo altro che copiare i ‘personaggi’ intorno a noi; non prendiamo spunto per poi puntare ad innovare, noi fotocopiamo idee vincenti e tiriamo avanti.

Con questo non credo si debba smettere di raccontare le storie di chi fa o ha fatto la differenza, di chi nel suo piccolo da un contributo alla società o semplicemente alla sua vita. Dobbiamo però capire che al centro di tutto c’è il fatto di saper ascoltare la propria di narrazione, saperci porre quelle domande all’apparenza banali che nascondono risposte inaspettate.

 Cosa vorremmo di più nella vita? Questa è una domanda a cui credo di poter rispondere rimanendo nel cliché del 90% degli italiani, ma nella realtà profonda dei fatti nessuno di noi darà veramente la propria. 

Al latte o fondente: la storia dolce di Bologna

Ciotole piene di cioccolato. Finita la pausa Pasquale quello che rimane nella casa della maggioranza degli italiani è proprio questo. 

Perché allora non soffermarsi su un personaggio che ha segnato la storia più dolce della nostra città? 

Teresa Majani, una donna che nel 1796 diede vita alla famosa fabbrica di cioccolato bolognese che da 222 anni è attiva sul territorio. 

La prima bottega

Inizialmente l’azienda nasce con il nome datole da Teresa “Il Laboratorio delle Cose Dolci” che aveva la sua prima sede in una piccola bottega di fianco a San Petronio. Era il periodo della Repubblica Cispadana e delle truppe napoleoniche che avevano invaso la città. Insieme però anche al marito Francesco Majani costruirono a piccoli passi la grande impresa.  Nel 1830 venne poi acquistato il grande immobile in via de’ Carbonesi. Il vero e proprio palazzo Majani conosciuto dai più.

I primati dell’azienda 

Famosissima per la Scorza di cioccolato solido, furono infatti i primi a proporla non solo da sorseggiare in tazza. Realizzarono poi anche i noti tortellini che ricordano il simbolo storico della città, ma soprattutto Giuseppe Majani fu tra i primi a proporre le bevande gazose come Selz e Sedliz. Nel 1876 lo stesso ottenne un passaporto per Torino per andare ad acquistare una macchina a vapore che riuscisse a produrre sia elettricità che cioccolato per questo l’azienda diventerà “Stabilimento a vapore di confetture e cioccolata”, simbolo della Belle Epoque.

L’apice

Dopo aver vinto innumerevoli premi in giro per l’Europa nelle diverse esposizioni universali che si sono susseguite tra Vienna, Parigi e Milano, in Italia la cioccolateria bolognese divenne fornitrice nel 1878 della casa reale dei Savoia potendo anche usare il simbolo della casata reale nello stemma del negozio ancora visibile. Da sottolineare poi il grande scalpore e l’immensa risonanza avuta a Bologna della decisione della famiglia che fece costruire una palazzina in stile Liberty al centro di Via Indipendenza dal famoso architetto Sezanne. Lì portarono il loro laboratorio, il negozio e la stessa casa. Il piano terra era illuminato da un bellissimo lampadario di Murano, ritrovo della società aristocratica del tempo che veniva a sorseggiare la cioccolata calda.  

Il prodotto che però ha ottenuto da sempre più successo a livello nazionale è il famoso cremino Fiat creato per vincere il concorso pubblicitario indetto dalla FIAT per il lancio della Tipo 4. Nel 1913 il cremino con 4 strati di cacao e mandorla ottenne il premio e la possibilità di dare al cioccolatino la denominazione della casa automobilistica. 

La guerra e le sue difficoltà

Purtroppo anche le realtà più crescenti italiane durante il susseguirsi delle due guerre ebbero delle difficoltà. Per questo la palazzina liberty in via indipendenza venne chiusa, sostituita da un circolo di ufficiali inglesi sino al famoso H&M. Venne deciso di ricominciare l’attività di produzione del cioccolato nel Palazzo Majani in via de’ Carbonesi, ancora di proprietà. Attualmente l’azienda svolge il proprio lavoro a Crespellano, a pochi chilometri da Bologna, in due stabilimenti di proprietà per un totale di 7.500 m².

Giulia

 

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