Respirando Bologna

Idee tra i portici

Month: March 2018

Il padre del giornalismo a Bologna

In tema con la festa di ieri, un breve racconto su chi ha portato il concetto di notizia in città.

In molte tesi di dottorato e citato in altrettante vicende della Bologna del 1300, compare il nome di Pietro Villola il cartolaio-cronista di Bologna. Anche Serena Bersani nel libro Forse non tutti sanno che a Bologna… racconta di questa particolare figura. Sembrerebbe essere l’incarnazione del primo giornalista della storia cittadina: un uomo che a mano scriveva in un foglio le storie più interessanti della città e le affiggeva fuori dalla sua bottega. Alcuni dei suoi lavori sono ancora conservati nella Biblioteca Universitaria.

Mentre se ci interessiamo del giornalismo più tradizionale, quello postumo all’invenzione di Gutenberg, il primo quotidiano Bolognese, nacque il 1° ottobre 1797 con il nome piuttosto tradizionale di “Quotidiano Bolognese”.  Per la sua pubblicazione sarà costruita un’apposita tipografia, la Stamperia del Quotidiano, diretta da Jacopo Marsigli. Con 8 pagine di fascicolazione,  contiene notizie locali e si chiude con numerosi annunci commerciali e avvisi pubblicitari.  Il giornale imitava  fogli simili pubblicati a Parigi, Londra, Milano, ma fin da subito assume un tono più  aggressivo e polemico.

Solo il 20 marzo del 1885 uscì il primissimo numero della nota testata cittadina Il Resto del Carlino con l’editoriale , di uno dei fondatori Giulio Padovani che s’intitolava semplicemente «?».

« Il punto interrogativo che scriviamo in fronte al primo articolo sta a sintetizzare la curiosità dei lettori riguardo al come e al perché della nostra pubblicazione. Questa curiosità ci affrettiamo di appagare il più breve e il più chiaramente possibile, a scanso di futuri equivoci. Vogliamo fare un giornale piccolo per chi non ha tempo di leggere i grandi: vogliamo fare un giornale per la gente che ha bisogno o desiderio di conoscere i fatti e le notizie senza fronzoli rettorici [sic], senza inutili e diluite divagazioni: un giornale il quale risponda al quotidiano e borghese che c’è di nuovo? che ogni galantuomo ha l’abitudine di rivolgere ogni mattina al primo amico o conoscente che incontra, (…) [un giornale] dove l’uomo d’affari, l’operaio, l’artista, la donna, tutti, troveranno in un batter d’occhio… le notizie sugli avvenimenti più importanti. »

Il nome deriva dal resto che veniva dato a chi comprava i sigari e riprende il titolo dato alla testata fiorentina che circolava soprattutto nelle tabaccherie.

Ma un’altro aspetto altrettanto importante da sottolineare è che la prima sede del noto quotidiano locale, non fu un luogo casuale: ma la redazione si trovava nello stesso palazzo della tipografia Azzoguidi. Baldassarre Azzoguidi fu il primo tipografo bolognese. Nel 1470 lui insieme ad altri suoi due amici decisero di sfruttare il bacino culturale di Bologna, con i suoi Studium e i suoi intellettuali, per introdurre in città l’arte della nuova tipografia. Il 25 ottobre 1470 la decisione fu siglata ufficialmente , con atto rogato dal notaio G. A. Castagnola, si costituì la società editoriale tra l’Azzoguidi, l’umanista Francesco Dal Pozzo (Puteolanus) ed Annibale di Guglielmo Malpigli.

Giulia

 

 

 

Lettera agli elettori 2018

Le elezioni parlamentari italiane del 2018 si sono appena concluse ed in queste ore la maggior parte delle persone si sono viste nei numeri che affollano gli schermi della Maratona di Mentana.
Nella realtà dei fatti però una percentuale non rappresenta la vera forza di chi domenica ha deciso di vestire i panni dell’elettore.

Ma cosa significa davvero essere elettori? Forse a molti è poco chiaro.
In Emilia Romagna il 78,21 % degli abitanti della regione ha deciso di andare a votare.
Andare a votare tuttavia non implica solamente affrontare la sonnolenza della domenica e fare una croce su un partito nella riservatezza di una cabina elettorale per poi vantarsi con gli amici di averlo fatto, bensì si fonda su un concetto che a molti italiani risulta oscuro: la possibilità di fare una scelta.

Quotidianamente siamo spinti a decidere sulla nostra vita anche nei più semplici aspetti spesso senza rendercene conto, quando però in ballo c’è la stabilità di un’intera Nazione il nostro impegno deve essere proporzionale allo scopo.
Per questo, senza ricadere in ragionamenti banali e ridondanti, credo che l’elettore italiano medio sbagli il mondo in cui si presenta preparato alle urne.
L’immagine della tipica famiglia che a cena discute dei possibili scenari politici a suon di luoghi comuni, dichiarazioni da strada e meme su Internet rappresenta forse il più triste lascito moderno.
Non dico che il nostro approfondimento debba equivalere a conoscere a memoria ogni programma elettorale con tanto di dichiarazione dei principali leader politici, ma credo che alla base di tutto debbano esserci delle nozioni fondamentali.

La differenza tra sistema elettorale maggioritario e proporzionale deve assolutamente essere chiara. Chi domenica ha messo mano alla matita senza nemmeno sapere a grandi linee il suo voto come sarebbe stato considerato, ha sbagliato in partenza.
Ancora più basilare l’idea che, nonostante quello che ci fanno credere i politici odierni, ci sono delle intermediazioni tra quella che è la nostra scelta e concretamente colui che diventerà presidente del consiglio dei ministri. Che NON è il presidente della camera dei deputati! Anche questo non dovrebbe essere un mistero per chi decide di andare a votare.

Quest’anno si è votato per la prima volta mediante la legge elettorale denominata Rosatellum (Bis): per potersi definire elettori consapevoli, leggerla nei suoi punti più sostanziali era il primo passo da  fare.
Negli ultimi mesi poi, per chi è un vero e proprio internauta, le possibilità di informasi in modo consapevole sono state molte.
Anche Facebook ha fornito diversi strumenti per avere il quadro completo della situazione: dai programmi elettorali a confronto sui principali temi, passando per le interviste in diretta in partnership con ANSA ai principali leader politici, sino alla profilata spiegazione dei candidati di ogni singolo collegio uninominale.

Oltre alle elementari nozioni di diritto pubblico che gli aventi diritto di voto dovrebbero avere ben consolidate, si può passare a considerare le motivazione per cui tra le proposte date si è scelto un partito o una coalizione piuttosto che un’altra.
Non entrerò nel merito dei rispettivi programmi elettorali, ma mi auguro che chi ha compiuto questa importante scelta almeno tre distinte argomentazioni a favore della sua decisione le abbia avute. Motivazioni ben documentate da numeri e fatti, non basante su qualche slogan sentito da chi ha saputo fare la voce più grossa. Argomentazioni anche su un capillare confronto con quello che è stato il passato del nostro Paese e con quello che altri partiti dichiarano in merito.
Una volta scelto a chi dare il proprio voto, prima della croce definitiva, era d’obbligo aprire il sito web del partito, avendo veramente chiara la complessità della proposta.

Non condivido l’astensionismo, non condivido l’approssimazione, non condivido il pressappochismo ed il populismo. Credo nel ragionamento e nelle emozioni, credo nella forza di fare una scelta con la volontà di non rimanere a guardare chi l’ha compiuta per te.

Giulia

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