BOLOGNA- La nuova creatura del patron di Eataly Farinetti, a due mesi dall’apertura dei cancelli, porta con se’ un’aura di indeterminatezza e di perplessità. Gli esperti si dividono tra chi crede nelle potenzialità di questo colosso e chi ancora titubante si aggira tra gli scaffali in cerca della vera natura delLa nuova Fabbrica Italiana Contadina.

Fico

Definito da molti un parco giochi del cibo, un espositore delle eccellenze enogastronomiche italiane, all’apparenza sembra semplicemente un grande centro commerciale dai prezzi non proprio accessibili.
Realizzato attraverso la riqualificazione edilizia e funzionale di parte del complesso aziendale CAAB a Bologna, in via Paolo Canali, Fico Eataly World è un complesso di circa 10 ettari di cui 2 adibiti a campi e stalle all’aria aperta. Ospita 40 fabbriche, 40 luoghi ristoro e 6 grandi giostre educative. La città lo aspetta dalla primavera del 2015, prima data ufficiosa di apertura, per poi dare il benvenuto a turisti e curiosi definitivamente il 15 novembre 2017. La cerimonia di apertura in pompa magna ha visto presenti sia Oscar Farinetti che Paolo Gentiloni, pronti a dare il via all’avventura di una realtà che dovrebbe fare da “palestra di educazione sensoriale al cibo e alla biodiversità”.

Logo Fico Eataly World, Foto TIF

Tra intenzioni e realtà

Il progetto ha richiesto quattro anni per essere completato; con l’aiuto del comune di Bologna e del CAAB stesso, ci sono voluti circa 120 milioni di euro per metterlo in piedi. Tuttavia per molti utenti e giornalisti il risultato appare un po’ al di sotto delle aspettative.« I had spent three days at FICO at that point, and I still didn’t quite understand what exactly it was trying to be».
sottolinea il corrispondente del New York Times, Evan Rail. Ma anche il The Guardian affonda la lama, criticando nel complesso la struttura schiacciata da questa apparentemente inconciliabile tensione tra commerciale ed educazionale. A sottolineare la concretezza di alcuni problemi sono però gli utenti stessi che attraverso commenti online e sporadiche dichiarazioni elencano quali sono le perplessità sul grande centro agroalimentare.
Biglietti dell’autobus troppo cari da 7 euro andata e ritorno, prezzi dei prodotti che ricordano i dutyfree tipici degli aeroporti, ristoranti senza menù in vista e scarse indicazioni anche per il bagno.
Aperto dalle 10 di mattina sino a mezzanotte, in alcuni momenti presenta membri del personale non intenti in grosse attività: l’immagine di sei commesse ferme senza clienti in uscita in venerdì lascia un po’ di amarezza.

La spinta verso il futuro

Amarezza data dal fatto che il posto ha tantissime potenzialità: ogni negozio appare come una vera e propria boutique raffinata e curata nel marketing. Le grandi aziende mostrano parte della loro produzione dietro vetrine che separano i clienti da macchinari imponenti ed affascinanti. I workshop sono bene strutturati e le giostre, descritte come molto semplici nelle spiegazioni, possono portare l’indotto dei flussi di scolaresche. Tuttavia il traffico delle persone sembra ancora poco e in tanti si domandano come potrà resistere la struttura.
Ma come riporta il Corriere di Bologna, lo stesso Farinetti risponde alle critiche ammettendo alcuni errori:
«FICO è una macchina nuova che fa i 300 all’ora e noi abbiamo appena preso la patente».
L’impegno sarà incentrato sul far capire meglio al pubblico cosa offre la struttura, probabilmente con l’introduzione di audioguide, continua il patron del progetto, ma la politica dei prezzi appare indiscutibile.
Il prossimo appuntamento che offre la struttura sarà l’incontro del 26 gennaio che prevede una lezione di Luca Parmitano, Samantha Cristoforetti e Paolo Nespoli sulle abitudini alimentari degli astronauti.
E speriamo che anche FICO possa davvero prendere il volo.

 

Giulia