Respirando Bologna

Idee tra i portici

Month: January 2018

FICO? O non così FICO?

BOLOGNA- La nuova creatura del patron di Eataly Farinetti, a due mesi dall’apertura dei cancelli, porta con se’ un’aura di indeterminatezza e di perplessità. Gli esperti si dividono tra chi crede nelle potenzialità di questo colosso e chi ancora titubante si aggira tra gli scaffali in cerca della vera natura delLa nuova Fabbrica Italiana Contadina.

Fico

Definito da molti un parco giochi del cibo, un espositore delle eccellenze enogastronomiche italiane, all’apparenza sembra semplicemente un grande centro commerciale dai prezzi non proprio accessibili.
Realizzato attraverso la riqualificazione edilizia e funzionale di parte del complesso aziendale CAAB a Bologna, in via Paolo Canali, Fico Eataly World è un complesso di circa 10 ettari di cui 2 adibiti a campi e stalle all’aria aperta. Ospita 40 fabbriche, 40 luoghi ristoro e 6 grandi giostre educative. La città lo aspetta dalla primavera del 2015, prima data ufficiosa di apertura, per poi dare il benvenuto a turisti e curiosi definitivamente il 15 novembre 2017. La cerimonia di apertura in pompa magna ha visto presenti sia Oscar Farinetti che Paolo Gentiloni, pronti a dare il via all’avventura di una realtà che dovrebbe fare da “palestra di educazione sensoriale al cibo e alla biodiversità”.

Logo Fico Eataly World, Foto TIF

Tra intenzioni e realtà

Il progetto ha richiesto quattro anni per essere completato; con l’aiuto del comune di Bologna e del CAAB stesso, ci sono voluti circa 120 milioni di euro per metterlo in piedi. Tuttavia per molti utenti e giornalisti il risultato appare un po’ al di sotto delle aspettative.« I had spent three days at FICO at that point, and I still didn’t quite understand what exactly it was trying to be».
sottolinea il corrispondente del New York Times, Evan Rail. Ma anche il The Guardian affonda la lama, criticando nel complesso la struttura schiacciata da questa apparentemente inconciliabile tensione tra commerciale ed educazionale. A sottolineare la concretezza di alcuni problemi sono però gli utenti stessi che attraverso commenti online e sporadiche dichiarazioni elencano quali sono le perplessità sul grande centro agroalimentare.
Biglietti dell’autobus troppo cari da 7 euro andata e ritorno, prezzi dei prodotti che ricordano i dutyfree tipici degli aeroporti, ristoranti senza menù in vista e scarse indicazioni anche per il bagno.
Aperto dalle 10 di mattina sino a mezzanotte, in alcuni momenti presenta membri del personale non intenti in grosse attività: l’immagine di sei commesse ferme senza clienti in uscita in venerdì lascia un po’ di amarezza.

La spinta verso il futuro

Amarezza data dal fatto che il posto ha tantissime potenzialità: ogni negozio appare come una vera e propria boutique raffinata e curata nel marketing. Le grandi aziende mostrano parte della loro produzione dietro vetrine che separano i clienti da macchinari imponenti ed affascinanti. I workshop sono bene strutturati e le giostre, descritte come molto semplici nelle spiegazioni, possono portare l’indotto dei flussi di scolaresche. Tuttavia il traffico delle persone sembra ancora poco e in tanti si domandano come potrà resistere la struttura.
Ma come riporta il Corriere di Bologna, lo stesso Farinetti risponde alle critiche ammettendo alcuni errori:
«FICO è una macchina nuova che fa i 300 all’ora e noi abbiamo appena preso la patente».
L’impegno sarà incentrato sul far capire meglio al pubblico cosa offre la struttura, probabilmente con l’introduzione di audioguide, continua il patron del progetto, ma la politica dei prezzi appare indiscutibile.
Il prossimo appuntamento che offre la struttura sarà l’incontro del 26 gennaio che prevede una lezione di Luca Parmitano, Samantha Cristoforetti e Paolo Nespoli sulle abitudini alimentari degli astronauti.
E speriamo che anche FICO possa davvero prendere il volo.

 

Giulia

Very Nice il nuovo cocktail al sapore di tortellino!

Bologna Sour, primo drink nato guardando la nonna tirare la sfoglia, è stato ideato e brevettato da un giovane barman di Bologna.
Alex Fantini, appena ventunenne, ha deciso di racchiudere in un calice da bar il sapore più tradizionale delle nostre terre per poi ottenere il brevetto nazionale certificato per la sua originale creazione.
Un cocktail gastronomico a tutto tondo come lo definisce l’ideatore, che ha avuto già un bel successo ad appena un mese dal suo lancio. ≪Non è facile dire se sia per tutti oppure no, il mio consiglio é sempre di provarlo e giudicare≫ risponde Alex Fantini a chi approccia titubante l’idea di bere il frutto della combinazione di infusioni con il ripieno bolognese.

La mission di Very Nice

Ma il Bologna Sour non è l’unico cocktail proposto nel neo locale aperto dal giovane barman, Very Nice infatti presenta un menù inedito di 12 cocktail che copre tutti i sapori invernali di stagione.
≪Serviamo grappe ai funghi porcini e pere, birre da estratti naturali, zabaione e gelato artigianale≫ specifica Alex, ≪ce ne è un po’ per tutti i gusti≫.
Inoltre ogni quattro mesi il menù cambia e si adatta ai profumi e ai frutti delle specifiche stagioni.
Un’attenzione molto particolare viene rivolta anche alla fase antecedente alla creazione dei cocktail in cui si cerca di fare abituare i palati delle persone a queste particolari proposte dal cuore gastronomico.
A breve, oltre al nuovo menù primaverile, in arrivo anche Mediterranean: cocktail di cui però al momento si può svelare solo il nome.

Dall’alberghiero all’apertura del proprio locale

Aprire il proprio locale poco più che ventenne e brevettare un cocktail che unisca la tradizione del territorio bolognese ad un arte dalle sfumature contemporanea come la mixologia non è però un’impresa per tutti e Alex racconta il percorso che lo ha portato ai suoi successi.
≪A 19 anni mi resi conto di questa passione per la cocktaileria: dopo un corso all’accademia del bar nel quale ebbi Alessandro Romoli come maestro, decisi di ascoltare una voce dentro di me e di buttarmi a capofitto nella mia formazione».
≪A Barcellona ho fatto il salto definitivo: dopo due corsi alla european bartender school, uno mixology e uno di american bar mi sono immerso nel mondo del lavoro. Dopo aver lavorato al Muy Buenas, il locale che mi ha insegnato la gastronomia applicata nei cocktail, con il maestro ed amico Roberto Saba, ho deciso ad agosto di tornare per aprire il mio locale. Da settembre, per 4 mesi, non mi sono mai fermato e l’1 dicembre è nato Very Nice≫.
Quindi le parole d’ordine per ottenere risultati soddisfacenti in questo campo non possono che essere passione e tanto studio.
≪Fortuna si e no: é un termine che viene spesso frainteso. Per quanto riguarda il mio caso potrei dire di essere stato fortunato ad aver avuto due genitori e una famiglia che mi ha appoggiato in tutto e per tutto, per il resto ho lavorato veramente tanto per arrivare a crearmi le opportunità che oggi mi hanno portato ad aprire il VeryNice in soli due anni di percorso≫.
Un lavoro duro che come tanti necessita di formazione continua abbinata a forza di volontà e tenacia. Pazienza, umiltà, dedizione e determinazione sono essenziali anche dietro il bancone di un bar.

Giulia

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