Che origini ha il vecchione? dove si sorseggiava una cioccolata calda nel 1930?

Il Natale è alle porte, le strade sono piene di persone in cerca dell’ultimo pacchetto e molti assaporano già la sontuosa cena della vigilia.
Ma cosa è davvero questa festa?
Bologna si è illuminata da ormai un mese, con tantissime luminarie che ornano le strade ed il grandissimo albero che anche quest’anno svetta in Piazza Maggiore; tuttavia pochi sanno come fossero i luoghi simbolo delle feste natalizie bolognesi nel passato e tanti ignorano i retaggi storici di alcune tradizioni sia culinarie che culturali.

In preparazione dei tanto attesi giorni di vacanza ecco alcune storie che faranno viaggiare la mente tra i portici della Bologna del passato.

La Fiera di Santa Lucia: la storia del Portico dei Servi

“Ricordi, fui con te a Santa Lucia, al Portico dei Servi, per Natale.
Credevo che Bologna fosse mia: ballammo insieme all’Anno o a Carnevale…”
Francesco Guccini, “Eskimo”, 1978

Una tradizione antica quella della Fiera di Santa Lucia le cui origini si fanno risalire alla fine del XVI secolo e che da generazioni accompagna le famiglie nella preparazione al Natale. 38 casette di legno anche quest’anno offrono oggetti di ogni tipo: sia natalizio che non e riscaldano il portico dei Servi di un’atmosfera dal dolce odore di croccante.
Ma il porticato adiacente la Chiesa dei Servi, in Strada Maggiore non è solo il simbolo del famoso mercatino di Natale: la sua è una una storia lunga e travagliata. Costruito alla fine del XIV secolo, la paternità dell’opera è incerta: alcuni la attribuiscono all’architetto Antonio di Vincenzo, altri al generale Andrea Manfredi. Voluto ardentemente dagli ingegneri Luigi Marchesini e Giuseppe Modonesi divenne un vero e proprio chiostro aperto alla cittadinanza. Costruita con blocchi di marmo provenienti da stele romane della via Emilia, il Portico dei Servi crollò diverse volte. Fino a quando nel 1927, durante dei lavori in zona, una campata del portico crollò uccidendo anche una persona.

Una tazza di cioccolata calda prima della guerra

Nel periodo di Natale non c’è niente di più dolce che sorseggiare una buona cioccolata calda seduti in un bar con gli amici per scambiarsi i regali di Natale e prendersi un attimo di pausa.
Nella Bologna della prima metà del Novecento a scaldare cuore e menti dei cittadini c’era un prestigioso bar pasticceria con una bellissima terrazza in stile liberty che affacciava sul passeggio di via Indipendenza.
Si trattava del palazzo all’imbocco di via Altabella in cui oggigiorno sorge H&M e che è stato costruito appositamente da un esponente della nota famiglia di cioccolatieri Majani. Nata come attività a conduzione famigliare in via d’Azeglio nelle mani di Teresa Menarini, ben presto l’azienda Majani iniziò la scalata verso il successo. Il palazzo in stile liberty in via Indipendenza è sempre stato un esempio di sontuosa eleganza: al piano terra uno splendido lampadario di Murano illuminava l’ambiente sempre più grande e all’avanguardia.
La guerra purtroppo ha spezzato l’incantesimo e ad oggi Majani rimane nell’aria cittadina esclusivamente per la sua famosa cioccolata solida: la scorza.

Il rogo del vecchione a Capodanno è di origine fascista

3, 2, 1, Buon anno!
I fuochi d’artificio illuminano il cielo di Bologna e davanti al palazzo comunale come oggi anno si accende la grande costruzione di cartapesta, petardi e stracci che arderà per liberarsi dal fardello delle cose vecchie.
Il Vecchione tuttavia, è così che si chiama il fantoccio, non è sempre esistito e le sue origini risalgono al 1923 quando divenne primo cittadino il fascista Puppini.
La società “I Fiù dal Dutor Balanzòn” fu la promotrice dell’evento che per la prima volta fece del festeggiamento del nuovo anno un rito pubblico e non più strettamente famigliare.

Giulia