Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società.
(Rita Levi-Montalcini)

 

 

Vivono in periodi diversi, lavorano in ambiti differenti e hanno personalità davvero lontane, ma tre cose le accomunano: sono 4 donne, di Bologna, che hanno lasciato un segno indelebile nella storia italiana.

EPISODIO 1

La creazione di Angelica: la basilica di San Luca

Chi torna a Bologna si sente a casa solo quando la vede, stagliarsi sullo sfondo, in cima al Colle della Guardia a vegliare sulla città che la venera.
E a volere la Basilica di San Luca è stata una donna, una ragazza determinata, da quello che si legge sui documenti storici. Poco volenterosa a condurre una vita da moglie che attende il marito a casa, Angelica Bonfantino inizia a combattere per ciò che vuole di più.
Come risulta da un documento datato 30 luglio 1192, Angelica quel giorno decise di darsi alla vita eremitica sul Monte della Guardia, con il proposito di costruirvi un oratorio e una chiesa in onore di Maria.
Per farlo donò ai canonici di Santa Maria del Reno dei terreni di sua proprietà a patto che la aiutassero nell’impresa. Questa collaborazione non fruttò nel migliore dei modi, ma la determinazione della giovane bolognese la spinse fino a Roma dove Papa Celestino III le consegnò una pietra da lui benedetta per porla alla base della basilica. E il 24 Agosto 1193, su missiva dello stesso, sul Monte della Guardia venne posta dal vescovo di Bologna tale pietra consacrata, l’embrione dell’imponente costruzione che svetta sulla città.
Per quanto riguarda Angelica non è mai realmente stato appurato se abbia o meno preso i voti, ma ebbe sempre l’approvazione della sede apostolica e del vescovo di Bologna.
Inoltre, per portare avanti la sua opera, altri terreni nei pressi della basilica le vennero donati dalla madre che fu solo la prima di una serie di numerosi benefattori i quali attivamente la aiutarono nel progetto.
Nel 1244, anno della sua morte, la basilica aveva ormai raggiunto il suo splendore e ospitava già il bellissimo monastero.
Il culto però della Madonna di San Luca (ancora non era chiamata così, ma semplicemente del Monte della Guardia), attestato già alla fine del XIII secolo, ottiene la sua vera forza solo con il presunto miracolo del 1433… ma questa è un’altra storia

 

Alfonsina, la prima e l’ultima a tingere di rosa il Giro d’Italia

Quando l’adrenalina ti scorre nelle vene, la voglia di tagliare il traguardo supera ogni aspettativa e la necessità di riscatto ti fanno pedalare con vigore; allora l’essere donna passa in secondo piano.
E questo Alfonsina Morini Strada lo sa bene.
Nata a Castelfranco Emilia nel 1891, si trasferisce pochi anni dopo a Castenaso, alle porte di Bologna. Originaria di una famiglia di contadini abbastanza poveri, Alfonsa Rosa Maria Morini (detta Alfonsina) non ha molti mezzi per spostarsi e suo padre le regala a dieci anni una vecchia bici da uomo.
Da questo gesto inizia la vera passione della giovane ragazza: il ciclismo.
Grazie anche al supporto del marito Luigi Strada, Alfonsina inizia a correre gareggiando con la sua nuova bici rosso fiammante.
Prima però di guadagnarsi l’accesso al Giro d’Italia necessiterà dell’aiuto di un altro importante uomo del mondo dello sport: il direttore della Gazzetta dello Sport Emilio Colombo. Perdere decisioni editoriale per il più influente quotidiano sportivo dell’epoca comprendeva anche questo genere di investimenti.
Conscio della forza mediatica che avrebbe avuto l’immagine di una donna intenta a gareggiare in mezzo a molti uomini, e convinto delle grandi potenzialità fisiche della giovane, Emilio fece di tutto per ammetterla al Giro d’Italia.
Un’occasione che Alfonsina certamente non sprecò e che la portò a lottare con entusiasmo, riuscendo a raggiugnere prestazioni anche superiori ad alcuni suoi compagni uomini.
Bravura di un’atleta che però rimarrà sempre oscurata dallo scalpore e dallo scetticismo di veder gareggiare una donna in un così arduo sport basato sulla forza e sulla prestanza fisica.
Terminata infatti quella stagione, Alfonsina non gareggio più per il Giro d’Italia e aprì un suo negozio di ricambi per biciclette a Milano.
Nemmeno la sua morte passò inosservata: passata alla guida di una motocicletta Guzzi 500 per velocizzare gli spostamenti, ebbe un infarto mortale nel tentativo di riavviarla.

Giulia

Con ispirazione dal testo di Serena Bersani, 101 Donne che hanno fatto grande Bologna, Newton Comptoir Editori, 2012