Storie di vacanze e di rimpatriate famigliari

2 agosto 1980
Una data che non ha bisogno di ulteriori specifiche, una data che racchiude l’orrore e la morte di quel fantomatico giorno.
Oggi Bologna riscopre e mostra la sua cicatrice per non dimenticare, per dimostrare che la vicinanza ai parenti delle vittime non manca, per fare in modo che quelle persone abbiano sempre un volto.

A volte le iniziative di commemorazione paiono più sfilate fini a se stesse, istituzionali, con pose di fiori e discorsi preparati a tavolino per dire la frase commovente e ad effetto, ma la città di Bologna cerca da anni di evitarlo.

Il progetto della storica Cinzia Venturoli, che ha raccolto diari, certificati anagrafici e giornali d’epoca, permetterà a chi è interessato di conoscere davvero le vittime della strage. Non verranno solo recitati i loro nomi, ma si sceglieranno per ognuno luoghi simbolo in cui raccontarli e spiegare il motivo per cui alle 10:25 si trovavano in quella sala d’aspetto.
85 storie verranno lette dalle 11 alle 23 in diversi posti accuratamente scegli in città. L’iniziativa è promossa dalla Regione e dalla associazione Vittime della strage per rispondere alla curiosità più viscerale che molte persone hanno quando si approcciano alla vicenda: conoscerne i protagonisti.

La targa in stazione ne elenca i nomi, ma dietro ognuno di essi c’erano persone che quella fantomatica mattina, al risveglio, tutto si sarebbero aspettati meno che concludere la propria vita tra le macerie della sala d’aspetto di Bologna Centrale.
E le loro storie sono semplici, comuni, non lontane da quelle di chiunque altro. Chiunque altro sarebbe potuto essere lì quel giorno.

Luca aveva 6 anni e con la sua famiglia era partito per Marina di Mandria per le vacanze, poi l’incidente a Casalecchio, niente più auto e la decisione di ripartire con il treno

Lina aveva ricevuto un regalo inaspettato dalla suocera che era riuscita a vincere al lotto: a 53 anni finalmente sarebbe andata a Brunico con il marito ed era riuscita pure ad anticipare il viaggio perché si era liberata una camera. Il marito si salvò, lei no.

Velia, di Napoli, aveva il funerale del consuocero in Veneto, con il marito perde la coincidenza ed è costretta ad aspettare a Bologna il treno dopo. Lasceranno orfani 7 figli.

Pier Francesco tornava a casa dalla vacanza in riviera, sosta del treno di qualche minuto a Bologna e ne approfitta per fare una telefonata, non risalirà più sul treno.

Manuela, 11 anni, aspettava il treno per andare in colonia, con lei mamma e papà. Lui si allontana per prendere le sigarette, le perde entrambe.

Niente di straordinario, niente che esula dalle quotidianità di agosto, all’ordine del giorno per i vacanzieri estivi, italiani e non.
Oggi ci si potrà fermare ad ascoltare queste storie, prima di riprendere il trolley alla volta del mare e della montagna si potrà pensare a chi quel viaggio non è riuscito a farlo, si potrà ridare un volto a chi da 37 anni lo ha perso.

Giulia