Come riaffiora il ricordo di una persona che non fa più parte della nostra vita?

Succede a chiunque di fermarsi in un luogo, osservare cosa ci accade intorno, ma con la mente guardare a ciò che non appartiene più al tempo presente bensì all’attimo del passato in cui si condividevano quegli spazi con la persona che ora non c’è più.

Partendo da questa emozione estremamente forte, che nel bene o nel male arriva al cuore di tutti una volta nella vita, l’associazione A Casa di Lucio ha deciso di organizzare alcuni tour in giro per la città in onore dell’anniversario della sua morte. Non si tratta di semplici percorsi, ma di veri e propri cammini guidati per le tappe che hanno segnato la vita di un grande artista nonché intramontabile simbolo della città.

Uno di questi era organizzato da un Virgilio d’eccezione: il giornalista di Repubblica Assante. Dall’alto della sua professionalità, ma soprattutto della sua passione, ha raccontato la storia di Lucio Dalla nel modo più naturale e spontaneo possibile facendo immergere il gruppo in una magica e alternativa lezione di musica.
Infatti Assante mostrerà per tutto il tour come la vita privata, i rapporti di amicizia con Roversi, l’amore per la madre abbiano scandito e condotto anche il percorso artistico di Dalla.
Emblema di come per molte persone la musica sia un qualcosa di indispensabile: una delle poche manifestazioni artistiche che l’uomo non può che fare sue per ricordare o semplicemente per vivere appieno gli attimi della vita.

La vera Piazza Grande di Bologna

La canzone parla di piazza Cavour: la sua casa.

Quella in cui, al civico 2, è nato e cresciuto con la tanto amata mamma Jole per molti anni della sua vita.
Dove ha ricevuto il suo primo clarinetto per iniziare la sua avventura musicale, dove ha giocato le partite a pallone con gli amici.
Dove ancora adesso si trova quello che era il suo barbiere di fiducia e da dove è partito per le collaborazioni con i Flippers, l’esordio da cantautore e le partecipazioni di Sanremo.
Insomma Piazza Cavour è la culla del grande cantautore bolognese, quella che lo ha avvicinato alla musica jazz e successivamente alla realizzazioni di testi celebrativi per la sua città.

Tuttavia il vero punto di riflessione, il fermo-immagine della prima tappa, è il Lucio artista e poeta che canta di sé in modo velato, riservato, mischiando spaccati di vita con la finzione, lasciando che solo pochi eletti conoscessero la verità.

Secondo luogo di sosta: Piazza San Domenico

Anche nel modo in cui vive la fede Dalla sa essere sopra le righe: molto spirituale tuttavia non sempre convenzionale nel rispettare la morale e le regole Cattoliche.

Questa, la Chiesa del suo grandissimo amico e confidente Michele Casali che lo accompagnerà e gli starà vicino in innumerevoli occasioni, ma anche noto punto di partenza delle giovanili avventure in Vespa sui colli bolognesi.

Casa di vicolo Mariscotti 5 apre la porta alla musica popolare italiana

Qui fuori Assante raggruppa le persone in cerchio, si concentra e racconta con grande pathos cosa rappresenta davvero quel portone contornato di edera.
Non è certamente importante perché la terza casa in ordine cronologico che ha abitato, ma perché tra quelle mura si concentra un periodo artistico e professionale molto particolare.
Perde la madre Jole a cui era particolarmente legato, taglia i ponti con Roversi e realizza uno dei suoi più grandi capolavori: come è profondo il mare. Una canzone che parla per immagini, non la capisci letteralmente, ma la comprendi e la fai tua, frutto della magia dell’arte popolare.
Apre la stagione artistica italiana degli anni 80, quella dei grandi successi.
Inizia a girare per gli stadi ad organizzare concerti in un periodo in cui nessuno pensava minimamente di farli per i tumulti che ogni volta si verificavano. Ed è proprio da avventure così che nascono artisti come gli Stadio (da cui il nome).
Decide allora di avviare una sua etichetta discografica, Pressing, ed inizia a lanciare giovani talenti senza aspettarsi nulla in cambio, solo per la passione di ciò che stava facendo.

Dalla riempie lo studio della Fonoprint

Passione che vedrà la sua massima esplosione nel lavoro capillare che realizzato allo studio di registrazione della Fonoprint.
Un ambiente davvero all’avanguardia per le apparecchiature, inserito all’interno delle mura di un convento del ‘400 e con una sonorità in grado di attirare cantanti da ogni parte d’Italia.
Nonostante la notorietà e l’abitudine a trattare con artisti di grande successo, dalle parole di Paola Cevenini, figura di punta tra i soci Fonoprint, emerge una profonda commozione e quasi un fraterno legame con quell’eccentrico cantautore, dalle incredibili doti, ma anche dai modi alquanto imprevedibili che li ha fatti letteralmente impazzire.
“Stavo con lui fino alle cinque di mattina, mi mandava a quel paese dandomi dell’incompetente, ma poi tornava con le paste fresche di forno facendomi i complimenti”
Cosi Maurizio Biancani, Sound Engineer ed amministratore della Fonoprint, racconta di un uomo realmente capace di allestire tutto da solo per i suoi concerti, di un profondo conoscitore della sonorità e dei segreti chiave per una ritmica efficace.
Poi Caruso immerge la stanza, la voce di Dalla e Pavarotti in versione cantante pop riempiono l’ambiente e fanno scendere una lacrima a tutti.
“Pavarotti lo imitava, ha imparato a cantare pop da lui”.
Poi 3 marzo 1943 ed infine Henna.
Magnifico, puro.
Un’ iniezione di Lucio autentica e stupefacente, ideale per comprendere il Dalla cantante, ma anche il Dalla uomo.

Ultima Tappa: la mitica casa di Via D’Azeglio

Forse la tappa più ambita e attesa, si rivela il segno di evidenziatore su un libro stampato: sottolinea un’eccentricità presente in ogni ambito della vita di Lucio.
Non è da tutti possedere una stanza in cui tenere tutti i modellini, le miniature, i giochi, un televisore al plasma e delle sedie da cinema. Non è comune ricoprire le pareti di casa di opere d’arte e dislocare un’appartamento su ben tre piani da quasi 2500 metri quadri complessivi.

Ma Dalla questo non lo era: non era comune, non era tutti. Lui salutava il Papa stringendoli la mano e, secondo la leggenda, chiedendogli se Gesù fosse stato davvero gay, lui si dice preferisse girare scalzo, lui lascia scritto sulla porta del suo studio: “Porci…sto pensando…fatevi un giro”.

Giulia