Respirando Bologna

Idee tra i portici

Month: November 2016

Parlando di arte: due chiacchiere con Giorgio Zucchini

Un fresco profumo, tanta luce, chiodi vuoti attaccati alle pareti e quadri appesi qua e là.

Il muro del soggiorno appare come lo spaccato di una galleria d’arte in perenne mutamento dietro il susseguirsi di collezioni che sono, che sono state e che saranno.
E poi c’è lui, in tenuta sportiva, appena tornato da una sessione di palestra, che mi accoglie con il sorriso sul volto misto ad un po’ di perplessità per la mia inaspettata curiosità.
Curiosità che però, a me pare alquanto dovuta, visto che sono di fronte al pittore bolognese Giorgio Zucchini i cui più recenti lavori sono ora esposti, insieme ad altri del gruppo dei Nuovi-Nuovi,  nella mostra Bologna dopo Morandi 1945-2015 allestita a Palazzo Fava.

Davanti ad un pezzo di torta, tra una domanda e l’altra, mi apre le porte della sua mente e mi permette di cogliere le varie sfaccettature della sua passione più grande: la pittura.

Giorgio Zucchini

Giorgio Zucchini

Amore nato da bambino nella sua casa a Mezzolara di Budrio, dove mi racconta di aver iniziato a dipingere utilizzando un unico pennellino di ferro a tre setole adibito, in realtà, alla lucidatura delle scarpe.
“I colori, i colori non erano quelli adatti” continua commuovendosi “erano smaltati, duri, ma riuscivo a dipingere le storie di Pollicino”.

Sin dall’infanzia ha quindi sentito questo forte legame con la pittura, ma ha cominciato a svilupparlo solo dopo due anni di Istituto Agrario. Al seguito di un periodo di malattia, capisce infatti che la sua strada doveva essere un’altra e, su consiglio di un’amica, inizia a studiare presso la scuola d’Arte. Dopo aver frequentato anche l’Accademia, vi diviene insegnante di laboratorio, al fianco di Bendini, suo maestro in decorazione pittorica.

“I ragazzi dipingevano e tu guardavi, commentavi e valutavi se il loro lavoro procedeva in modo coerente con le intenzioni d’opera che ti avevano delineato”.
Poche, infatti, le lezioni di tecnica prettamente teorica che lui stesso impartiva. I ragazzi,  secondo Zucchini, arrivavano al secondo anno con già parecchie capacità, alcune delle quali sicuramente innate.

E la dote più grande di Giorgio?
La sua abilità nel cogliere i dettagli, nell’osservare, ma soprattutto nel lasciarsi affascinare.
Non ha mai amato l’idea di andare via dall’Italia, di percorrere migliaia di chilometri per fare carriera o trovare l’ispirazione. Ha sempre creduto nelle potenzialità e nelle opportunità che la sua casa gli presentava.
La stessa bidimensionalità tipica Giapponese che caratterizza la maggioranza delle sue opere non è frutto di trasferte fisicamente compiute, ma nasce da viaggi intrapresi tra le pagine di alcuni libri ancora oggi riposti negli scaffali del soggiorno.
Ma la sua attenzione non è catturata esclusivamente dal contenuto di alcuni testi, gli spunti sa prenderli da qualsiasi cosa che può essere un’insegna o ciò che incontra durante le lunghe passeggiate nella campagna di Mezzolara.

E per quello ha le immancabili diapositive. Tecnica da lui estremamente sviluppata.
Gli permette di immobilizzare quel particolare che lo colpisce, di stamparlo e conservarlo per poi proiettarlo sulla parete del suo studio e lavorarci sopra.
Apprezzandone i particolari, sovrapponendone una all’altra le riproduce su tela in un modo che diviene impossibile poi riconoscere la diapositiva iniziale.

Anche il cinema ha catturato spesso la sua mente, ma soprattutto il suo cuore.
All’accademia, infatti, studia scenografia e, al termine di essa, nello studio di Via dei Bersaglieri, inizia a creare teatrini ottici.
Tuttavia gli sbocchi professionali per sviluppare sceneggiature a Bologna erano pochi e gli spazi scarseggiavano cosi Giorgio decide di cimentarsi in qualcosa di diverso e comincia a realizzare piccole opere che prendevano a modello i lavori che faceva da giovane quando viveva in campagna.

Amante del bello, lo ricerca soprattutto nella ripetizione.
La maggioranza dei suoi quadri sviluppa, infatti, un soggetto particolare e lo reitera con densità e ritmi diversi in tutta la tela. Tuttavia, il suo non è stato affatto un percorso monotematico e inquadrabile così facilmente in un’unica categoria artistica: dalla mostra inaugurale in cui presenta piccole sculture in legno, composizioni di carta, filo, gomitoli e acquerelli, passa poi ad una produzione più ambientale tendente all’astratto prediligendo l’utilizzo della tempera come tecnica pittorica che lo accompagnerà da li in avanti.

“Il filo conduttore delle mie opere? Delle cosine piccole che io inserisco sempre ed hanno una natura autonoma all’interno dalla composizione”
Cosi Giorgio descrive a grandi linee i suoi quadri, la sua arte.
Il lavoro interpretativo preferisce, però, lasciarlo fare agli altri e gli unici contributi linguistici che accompagnano i suoi quadri sono i titoli: che possono essere descrittivi, realistici o fantastici, possono nascere prima del quadro o essere selezionati a posteriori, da lui o da altri, ma che comunque lo completano.

Cura, quindi, ogni singolo dettaglio delle sue opere: le pensa, le crea, le vive e ad oggi continua a vederle esposte in numerose gallerie: dopo il recente successo avuto dalla collaborazione con il suo allievo Benuzzi, ha in programma un mostra a Reggio Emilia in cui esporrà lavori già visti ed altri inediti.

Insomma, da oltre sessant’anni, Giorgio dedica le sue giornate alla pittura; ad una dote innata ha affiancato uno studio quotidiano, costante che lo ha portato a fare di una grande passione una lunga carriera.

Tuttora, come la prima volta, assapora intensamente il momento in cui si avvicina alla tela ancora bianca e con il segno iniziale del pennello sancisce l’avvio di un nuovo travolgente viaggio…

Giulia

UNIversalmente UNIti contro le Mafie

libera-uni

”Io vorrei che gli italiani sapessero che non è vero che i siciliani sono mafiosi(…) gli eroi dell’antimafia sono tutti siciliani.”

Con questa amarezza verso chi punta il dito contro i meridionali, Giuseppe Fava cavalca l’ultima intervista prima di essere ucciso dal clan dei Santapaola. Le sue parole portano in superficie un problema cruciale. Ti fanno toccare con mano il reale perno su cui fa forza la criminalità organizzata oggigiorno: l’ignoranza.
Ignoranza che permane in larga parte nelle città del nord Italia dove si pensa ancora che la Mafia sia solo in Sicilia, l ‘Ndrangheta sia cosa puramente Calabrese e la Camorra appartenga in esclusiva alla realtà Campana.

Ma è proprio per far fronte a ciò che tra le mura di Bologna, più precisamente nelle aule dell’Alma Mater, nasce nel 2009 il Presidio Universitario Libera Bologna : “I ragazzi della Casa dello studente”.
Il nome è stato scelto per sottolineare la forte vicinanza, sentita da questi ragazzi, verso le vittime dello studentato de L’Aquila.

Perché in fondo, che tu sia di un Ateneo o di un altro, che tu appartenga ad una città con il Nettuno o ad una con la Fontana delle 99 Cannelle, altro non sei che un membro della nuova squadra di futuri lavoratori. Persone che sulla base della cultura vogliono impostare le loro vite.
Quindi quale può essere cultura migliore se non quella di informarsi ed informare riguardo la più grande vergogna italiana? Ed è proprio ciò che fanno queste giovani menti: autogestendosi e collaborando con la più famosa associazione Libera Bologna, propongono ad i loro coetanei, e non solo, svariate modalità per imparare qualcosa sulla Mafia.

Recentemente hanno lasciato la parola a Leonardo Palmisano, autore del libro Ghetto Italia insieme a Yvan Sagnet, minacciato ed intimidito  per i contenuti del suo lavoro in cui denuncia la forza del caporalato in Puglia legato allo sfruttamento dei braccianti stranieri.
O ancora a persone come il testimone di giustizia reggiano Bentivoglio, da anni sotto scorta poiché vittima di innumerevoli furti, danneggiamenti e attentati per la sua ribellione al racket.

Le loro storie possono lasciare un contributo preziosissimo per iniziare ad avere una reale consapevolezza del modo in cui la criminalità organizzata pone le sue radici e si insinua nella società.

I ragazzi del Presidio universitario Libera Bologna sanno bene che non basta leggere qualche articolo in merito al processo Aemilia per ritenersi informati, men che meno bisogna pensare di aver già estirpato il problema.
Così cercano di arrivare a più persone possibili, interessandole anche attraverso Cineforum come quello su Suburra per il quale speravano nella partecipazione del regista Sollima.

Altrettanto intensamente sono impegnati nel più grande progetto del periodico Liberi Di, attraverso il quale raccontano di attualità, ma soprattutto dei viaggi in luoghi quali L’Aquila o Scampia; per essere loro stessi diretti testimoni di realtà all’apparenza lontane, ma molto vicine.

Tuttavia non si accontentano di essere loro i portavoce delle storie che incontrano, ma proprio in questi giorni stanno promuovendo Libera Movie: un concorso indirizzato a coloro che vogliono cimentarsi nella realizzazione di un breve video a tematica sociale.

Libera movie

Concorso Libera Movie (clicca per ulteriori informazioni)

Come li si potrebbe descrivere quindi?
Riassumerli in poche righe risulta alquanto difficile: sono giovani aperti, intelligenti e volenterosi.  Iscritti ad  Ingegneria, Giurisprudenza, Scienze Politiche e della Comunicazione. Sono toscani, veneti, pugliesi, campani, emiliani, romani o siciliani.

Insomma, personalità alquanto diverse ed eterogenee, ma unite da un unico grande obiettivo: quello di condurre l’Italia del domani ad un miglioramento, ad una maggiore consapevolezza e reazione.

Lottano affinché il nostro stato non venga più solamente etichettato con la famosa triade: pizza, Mafia e mandolino, ma che diventi l’emblema di una rinascita sociale e culturale.

Per ulteriori informazioni:

https://facebook.com/Presidiouniversitariobologna/

Giulia

© 2018 Respirando Bologna

Theme by Anders NorenUp ↑