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Oggi è la festa del Patrono!
Ci si può svegliare tardi, niente lavoro, niente università o scuola.
Bologna oggi ha proprio l’agenda piena: dalla benedizione in piazza di porta Ravegnana e il pranzo per gli indigenti fino ad arrivare all’atterraggio dei paracadutisti in Piazza Maggiore, la Messa con l’arcivescovo Zuppi, la processione ed il concerto dei Nomadi.

Tuttavia, sappiamo davvero chi stiamo festeggiando?
Penso che la maggioranza delle persone faccia fatica a riconoscere persino la reale motivazione del ferragosto (ammetto che dovrei informarmi anche io), figuriamoci quanti possano davvero sapere l’oscura biografia di San Petronio.
Difatti sul suo conto aleggiano anche alcune leggende e poche sono le reali informazioni sulla sua vita.
Si sa per certo che è stato l’ottavo vescovo di Bologna, dal 431 al 450/451 circa, dopo la morte del suo predecessore Felice.
Possibilmente originario della famiglia consolare Petronia romana,decide di intraprendere la via del sacerdozio coltivando studi monastici.
Di fatto ci si potrebbe limitare a riportare questo, perché nient’altro è stato rinvenuto riguardo al Santo.
Però, dopo il ritrovamento delle sue spoglie in Santo Stefano da parte dei Benedettini, questi ultimi, nel 1180 scrissero una Vita che contiene le vicende bibliografiche di San Petronio da considerare pura leggenda.

Ma è proprio questa leggenda ad aver alimentato il culto del patrono tra noi bolognesi:
Petronio, in realtà cognato dell’imperatore Teodosio II, viene inviato a Roma in quanto esattore delle tasse, per risolvere una disputa su una eresia. E’ il Papa Celestino I ad offrirgli l’incarico di successore a Felice nel vescovado di Bologna (che in realtà era sotto la diocesi di Milano) poiché in sogno è stato lo stesso San Pietro a suggerirglielo.
Arrivato in città, Petronio, capisce di trovarsi di fronte ad un comune che necessita di rialzarsi al seguito delle invasioni barbariche. Avvia quindi numerosi lavori di restauro e fa costruire il complesso di Santo Stefano delle sette chiese poiché voleva riportare a Bologna una parte della Gerusalemme da lui visitata.
Ottiene anche fondi da Teodosio II per ampliare il circuito murario, per ottenere l’autonomia civica e la concessione della Studium e cioè dell’Università.

Il miracolo:

Il libro dei Benedettini contiene anche i racconti sui miracoli fatti da Petronio. Il più conosciuto è quello riguardante un muratore che stava svolgendo dei lavori nella Chiesa di Santo Stefano. Egli precipitò dall’alto, insieme ad una colonna di pietra. Il Vescovo, che stava supervisionando il procede dei lavori,fu pronto a fare il segno della croce verso l’infelice. E qui avvenne il miracolo: la colonna rimbalzò al suolo senza spezzarsi e il muratore, che tutti credevano già morto, si rialzò da terra incolume. Alla folla accorsa l’operaio raccontò che era stata la mano stessa di Petronio a sostenere il peso della colonna ed a salvarlo.

Spero di aver mantenuto la promessa e di avervi rubato poco tempo, senza annoiarvi.
Se avete piacere di aggiungere qualche dettaglio che mi sono dimenticata di riportare, sarò felice di imparare qualcosa dai vostri commenti qui sotto.
Ed ora andate pure a festeggiare! (vantandovi di sapere perché lo state facendo)
Bacioni