Respirando Bologna

Idee tra i portici

Month: October 2016

Un cuore che batte a ritmo di musica

Bootcamp di X Factor, Audizioni di Amici, The Voice Italia.
Attualmente fare musica sembra impossibile se non passando attraverso le fila di questi grandi mostri della comunicazione odierna: i talent show.
Ma davvero credete di dover abbandonare il vostro sogno se non passate la selezione di qualche giudice pagato per fare audience?
Io non credo e ve ne porto una prova.
Oggi ho intenzione di raccontarvi la storia di una persona che ha intrapreso un’altra strada per seguire la sua viscerale passione per la musica.

Jack Viesti, classe 1993, lavora in uno studio di geometri da tre anni, ma l’ambiente dell’ufficio gli sta stretto e spera un giorno di poter fare della sua ritmata attitudine da batterista una professione.
Membro da ormai un’anno della Jimmy & Scots Folk Band ha girato numerosi locali di Bologna e fiere di periferia, fino ad arrivare ad esibirsi in Repubblica Ceca in un incontro di città gemellate a Znojmo. Sono un caldo gruppo di quattro ragazzi adatto ad animare le serate tranquille con gli amici in cui si ha voglia di lasciarsi trasportare da sonorità irlandesi del Tin Whistle, del Country e del Folk. Quanti possono infatti dire di aver ascoltato, mentre sorseggiavano una birra, dolci e rari suoni di Cajon, Violoncello o Ukulele?

Ma non ci si può certo fermare qui: perché proprio l’anno scorso, verso settembre, in un Pub di Bologna, Jack incontra un ex giocatore del Bologna, attualmente nella rosa del Verona, Franco Zuculini. Un nome che sicuramente a molti di voi sarà già noto.
Si tratta,infatti, di una figura ben lontana dalla tradizionale fisionomia dello sportivo ottuso che si accontenta di essere un ottimo centrocampista; egli si destreggia molto bene anche nel campo dell’arte come pittore, disegnatore, ma soprattutto musicista.
Insieme fondano nel settembre 2015 la Zucu’s Blues Band in cui Niels Amaral canta, Franco si occupa delle tastiere, Jack della batteria, Thomas Randazzo della chitarra e Marco d’Alessandro del basso.
Al loro esordio il 22 Dicembre 2015 al music club Take Five di Bologna, hanno raggiunto il tutto esaurito. Da quel momento in poi le esibizioni si sono protratte per l’intero anno fino ad ora che hanno avuto un momento di stallo a causa del trasferimento di Zuculini a Verona.

E last but not least il progetto di incidere un disco che Jack sta portando avanti con il suo chitarrista Thomas. Molte delle canzoni le hanno già realizzate ed altre,invece, devono ancora essere messe su carta. Il tutto sperando in una collaborazione con una professionista del mestiere che ad ora gli ha spinti solo a realizzare un Sanremo di Pianoro…Avete capito poco? tranquilli ci sarà modo di riparlarne nelle prossime puntate 😉

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Zucu’s Blues Band

Anche perché il mio tempo è quasi scaduto e vorrei lasciarvi con un piccolo incoraggiamento: quello di non smettere mai di sognare, non smettere mai di rincorrere ciò in cui credete.
Perché anche se il grande mercato musicale è ora fatto di canali prestabiliti per ottenere un immediato e lampante successo, voi continuate a cercare le strade alternative, usate l’ingegno e non sprecate le occasioni.

Dietro l’angolo potrebbe nascondersi un’inaspettata possibilità anche per voi…

Giulia

A lezione da un maestro del giornalismo sportivo:come imparare a parare le bufere mediatiche

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“Ho avuto più successo ora che durante tutta la mia carriera lavorativa”

Ironizza così Giuseppe Tassi, attualmente direttore della testata del QS Quotidiano Sportivo quando ieri è venuto a parlarci in aula della sua storia da giornalista.
Storia iniziata non appena tredicenne da una passione nata improvvisamente per il mestiere che lo sprona ad entrare nel mondo delle redazioni a diciotto anni. Da semplici mansioni di scrivania, passato poco tempo, viene mandato in Spagna per seguire l’emozionante vittoria azzurra da inviato, poi le Olimpiadi e tante altre esperienze che lo hanno portato, dopo trent’anni, ad essere al vertice della testata sportiva del QN.

Ma poi arriva lo scandalo dell’8 Agosto 2016.
Giorno in alcune copie del giornale del gruppo Poligrafici Editoriale, riportano il titolo: “TIRO CON L’ARCO, il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico”.
Ed ecco che si grida allo scandalo!
Le pagine Facebook della testata, di alcuni giornalisti, redattori e dello stesso direttore vengono riempite di commenti polemici contro l’inappropriato epiteto legato alle atlete.
Il Web insorge e Giuseppe si vede attribuire il connotato di sessista, il cui atto di noncuranza per aver cambiato troppo tardi il titolo è stato definito paragonabile ad un femminicidio.
E poi la sospensione dall’incarico da parte dell’Editore.

“Ho sbagliato e mi sono scusato”, così continua il suo racconto, “le mie non volevano essere parole offensive, bensì affettuose”.

Il suo è stato un lungo intervento, incisivo, che ci ha dimostrato quanto possa essere utile anche capire i propri errori per rialzarsi più forti di prima.
Come nello sport, anche in un mestiere quale quello del giornalista, le vittorie possono vedersi nel modo in cui reagiamo alle sconfitte.

Perché in fin dei conti un piccolo gol Giuseppe lo ha preso: ha
peccato di ingenuità. Sottovalutando la portata di un aggettivo come quello, in un contesto di forti lotte femministe di uno Stato ben lontano dall’avere un’uguaglianza di genere.
Ma questa è l’unica vera critica da potergli muovere. Sicuramente non si dovrebbe dire che lui abbia sottolineato solo il fisico rispetto all’operato delle atlete, poiché altri articoli, presenti nella stessa pagina, mostravano il contrario.
Per non parlare poi del modo in cui hanno condotto i reportage delle olimpiadi differenti testate con titolazioni ben peggiori in cui nemmeno si accennava alla disciplina praticata dalle atlete, per preferire commenti sul lato B delle stesse.

Dopo il duro colpo, grande la solidarietà mostratagli dai suoi colleghi come il segretario dell’Ordine Nazionale dei giornalisti, Paolo Pirovano, che su Facebook lo difende: “Prendo atto che `cicciottelle´ è una gravissima offesa, costata il posto di lavoro al direttore di Qs. A coloro i quali chiedono la radiazione del collega, rivolgo un quesito: quali sanzioni applicare ai giornalisti che si rendono responsabili di gravi violazioni del codice deontologico? Tagliamo loro la mano destra? Ora dai sacerdoti della verità, dai censori dell’hashtag e dalle maestrine dal click facile (la penna rossa non è più politically correct) mi aspetto, per coerenza, una petizione alla Giochi Preziosi per cambiare nome al bambolotto `Cicciobello´ con cui dal 1962 hanno giocato, giocano, sono cresciute e crescono intere generazioni. È offensivo e anti educativo. Si accettano, come al solito, suggerimenti”.
Tanti altri si sono espressi in merito all’esagerata punizione, dallo stesso Feltri fino ad arrivare a Giuliano Ferrara, che ha fatto del suo essere extralarge un emblema della propria personalità.

Poi la bufera si calma.
Tassi fa pace con le atlete in diretta televisiva aggiungendo anche di aver enormemente apprezzato la loro pacatezza e la loro reazione molto più moderata all’accaduto rispetto alla Rete.
Per, infine, rappacificarsi anche con le alte sfere e riottenere la sua posizione.

“Se fosse successo ad uno con meno esperienza di me, probabilmente le conseguenze sarebbero state peggiori”. Per questo ieri, ad appena un mese dalla fine delle tempesta mediatica, Giuseppe ha deciso di riaprire una ferita appena chiusa in modo tale da poterci portare una testimonianza talmente tanto sentita da lasciare un monito importante:
Le parole nella vita sono estremamente potenti, sono un’arma leggera, ma che si insinua e rimane, può ferire ed uccidere. Pertanto bisogna saperle ponderare ed utilizzare.

Capire il delicato concetto per cui la nostra libertà termina inevitabilmente dove inizia quella degli altri

Giulia

W San Petronio! Un attimo…chi?

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Oggi è la festa del Patrono!
Ci si può svegliare tardi, niente lavoro, niente università o scuola.
Bologna oggi ha proprio l’agenda piena: dalla benedizione in piazza di porta Ravegnana e il pranzo per gli indigenti fino ad arrivare all’atterraggio dei paracadutisti in Piazza Maggiore, la Messa con l’arcivescovo Zuppi, la processione ed il concerto dei Nomadi.

Tuttavia, sappiamo davvero chi stiamo festeggiando?
Penso che la maggioranza delle persone faccia fatica a riconoscere persino la reale motivazione del ferragosto (ammetto che dovrei informarmi anche io), figuriamoci quanti possano davvero sapere l’oscura biografia di San Petronio.
Difatti sul suo conto aleggiano anche alcune leggende e poche sono le reali informazioni sulla sua vita.
Si sa per certo che è stato l’ottavo vescovo di Bologna, dal 431 al 450/451 circa, dopo la morte del suo predecessore Felice.
Possibilmente originario della famiglia consolare Petronia romana,decide di intraprendere la via del sacerdozio coltivando studi monastici.
Di fatto ci si potrebbe limitare a riportare questo, perché nient’altro è stato rinvenuto riguardo al Santo.
Però, dopo il ritrovamento delle sue spoglie in Santo Stefano da parte dei Benedettini, questi ultimi, nel 1180 scrissero una Vita che contiene le vicende bibliografiche di San Petronio da considerare pura leggenda.

Ma è proprio questa leggenda ad aver alimentato il culto del patrono tra noi bolognesi:
Petronio, in realtà cognato dell’imperatore Teodosio II, viene inviato a Roma in quanto esattore delle tasse, per risolvere una disputa su una eresia. E’ il Papa Celestino I ad offrirgli l’incarico di successore a Felice nel vescovado di Bologna (che in realtà era sotto la diocesi di Milano) poiché in sogno è stato lo stesso San Pietro a suggerirglielo.
Arrivato in città, Petronio, capisce di trovarsi di fronte ad un comune che necessita di rialzarsi al seguito delle invasioni barbariche. Avvia quindi numerosi lavori di restauro e fa costruire il complesso di Santo Stefano delle sette chiese poiché voleva riportare a Bologna una parte della Gerusalemme da lui visitata.
Ottiene anche fondi da Teodosio II per ampliare il circuito murario, per ottenere l’autonomia civica e la concessione della Studium e cioè dell’Università.

Il miracolo:

Il libro dei Benedettini contiene anche i racconti sui miracoli fatti da Petronio. Il più conosciuto è quello riguardante un muratore che stava svolgendo dei lavori nella Chiesa di Santo Stefano. Egli precipitò dall’alto, insieme ad una colonna di pietra. Il Vescovo, che stava supervisionando il procede dei lavori,fu pronto a fare il segno della croce verso l’infelice. E qui avvenne il miracolo: la colonna rimbalzò al suolo senza spezzarsi e il muratore, che tutti credevano già morto, si rialzò da terra incolume. Alla folla accorsa l’operaio raccontò che era stata la mano stessa di Petronio a sostenere il peso della colonna ed a salvarlo.

Spero di aver mantenuto la promessa e di avervi rubato poco tempo, senza annoiarvi.
Se avete piacere di aggiungere qualche dettaglio che mi sono dimenticata di riportare, sarò felice di imparare qualcosa dai vostri commenti qui sotto.
Ed ora andate pure a festeggiare! (vantandovi di sapere perché lo state facendo)
Bacioni

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